Recensione Il mercante di Venezia di William Shakespeare

Il mercante di Venezia di William Shakespeare

La recensione de Il Mercante di Venezia di William Shakespeare è una commedia brillante del nuovo mondo, un mondo aperto dal punto di vista geografico ed economico al quale si affacciano figure nuove con retaggi antichi, come l’ebreo.

Recensione Il mercante di Venezia di William Shakespeare

Titolo: Il mercante di Venezia Link Amazon
Titolo originale: The Merchant of Venice
Autore: William Shakespeare Editore: La Feltrinelli
Data uscita: 5 giugno 2013 Pagine: 236
Narrazione: Prima persona Finale: conclusivo

Sinossi

Nel “Mercante di Venezia”, opera composta tra il 1596 e il 1598 e qui presentato in nuova traduzione, il mondo sembra nettamente distinto tra buoni e malvagi, cristiani ed ebrei, innocenti e colpevoli: ma così non è. Di fatto noi lasciamo il teatro con il senso che tutti i personaggi partecipino a un medesimo destino, che il peccato non sia solo dell’ebreo, ma anche del cristiano, che la finale solitudine e il dolore di Shylock siano anche quelli del suo antagonista Antonio; che il regno della bellezza e della favola rappresentato da Belmonte sia, come il Giardino dell’Eden, fatalmente incrinato dalla dura realtà di una Venezia che è metafora dello stato moderno.

L’immagine finale che il “Mercante di Venezia” ci comunica è quella dell’umana fragilità e precarietà – non per Antonio soltanto, o per Shylock, si dovrà invocare la “misericordia”, esaltata da Porzia in un grande discorso, ma per chi, come loro, e noi, è chiuso nell’argilla della condizione umana.

Recensione di Ines

Partiamo con il dire che tra tutti i personaggi non ne salverei nemmeno uno, anzi li prenderei tutti a badilate in faccia. Sono antipatici e supponenti. Partiamo da Shylock che in fin dei conti ha tutti i diritti di chiedere la libbra di carne. In primis perché sta nel contratto, poi è odiato da tutti, il suo servo lo abbandona, la figlia lo tradisce e lo deruba.

“Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall’estate e dall’inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo?”

Ecco lui dovrebbe essere il cattivo della commedia ma ho provato un po di compassione. Quindi va bene essere strozzino, ma deve sottostare alle regole della società veneziana: prendersi i calci e perdonare. Non esistono persone, ma solo personaggi. E questo alla fine Shylock lo capisce e cede. Forse ritirandosi per sempre nella sua villa. Ma il fatto è che la realtà è una farsa ma questo non significa che non vi siano regole. A capo di tutto ci sta il Doge, poi tutta la società cristiana-mercantile a regolare la vita, e a spalleggiarsi a vicenda.

“Nessuno pretenda di rivestirsi di una non meritata dignità. Oh se le dignità, i gradi, gli uffici non derivassero dalla corruzione, e l’immacolato onore fosse conquistato dal merito di chi ne è rivestito, quanti che ora si scoprono il capo resterebbero col capo coperto! Quanti che ora comandano sarebbero comandati! Quanta bassa gente sarebbe sceverata dal vero seme dell’onore! E quanto onore sarebbe da raccogliere di tra la paglia e i rifiuti del mondo per essere lustrato a nuovo!”

La vera protagonista è Porzia che detto chiaramente, fa sempre quello che le pare. Riesce a piegare tutto e tutti al suo volere. Si finge uomo. Fa cedere Shylock con il trucco del sangue. Nel tediosissimo quinto atto mostra come tutto sia effettivamente privo di significato e che è lei a dare forma al mondo. Poi che vogliamo dire dell’amore di Antonio per Bassanio? Antonio si sacrifica e si immola per la felicità del suo innamorato.

“Io tengo il mondo per quello che è, Graziano, un palcoscenico, dove ogni uomo deve recitare una parte, e la mia è triste.”

Questa è la terza commedia che affronto quest’anno e fino a questo momento è quella che meno mi ha appassionata forse anche perché confronto alle altre è quella che ho trovato meno comprensibile. Certo non ha giovato la mia antipatia con i personaggi e ben si sa che quando non provi una connessione per loro il libro non ti conquista del tutto.

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