Recensione Il Racconto d’inverno di William Shakespeare

La recensione de Il racconto d’inverno di William Shakespeare è per gli amanti delle commedie dove la gelosia la fa da padrona e dagli inizi cupi ma con un pizzico di fantasia  fa al caso vostro.

Recensione Il Racconto d'inverno di William Shakespeare

Titolo: Il racconto d’inverno Link Amazon
Titolo originale: The winter’s tale Autore: William Shakespeare Editore: La Feltrinelli
Data uscita: 19 ottobre 2017 Pagine: 285
Narrazione: Prima persona Finale: conclusivo

Sinossi

Il re di Sicilia Leonte ha sposato Ermione, ma crede che il figlio nascituro sia del re di Boemia Polissene. Leonte ordina al cortigiano Camillo di avvelenarlo, ma questi non gli obbedisce e fugge con Polissene. Egli istruisce un processo per adulterio contro Ermione e fa interpellare l’oracolo di Delfi. Leonte ordina anche che la bambina, nata nel frattempo, venga abbandonata su una spiaggia deserta.

La morte di Ermione giunge prima che l’oracolo sveli la sua innocenza, mentre Perdita, la bambina, viene salvata e, cresciuta, ama il figlio di Polissene con cui fugge in Sicilia. Afflitto dal senso di colpa per la morte della moglie, Leonte riconosce la figlia e riceve in dono una statua, che non solo somiglia ad Ermione, ma è Ermione stessa.

Recensione di Ines

La recensione de Il racconto d’inverno di William Shakespeare che forse è l’opera meno conosciuta  si narrano vicende d’amore e gelosia; si divide in due parti distinte e separate l’una dall’altra da sedici anni di distanza; ed è di sicuro la seconda, grazie alla sua vivace ambientazione popolare e alla presenza dell’irresistibilmente geniale Autolycus (tra i “cattivi” shakespeariani più azzeccati) a dare colore e vivacità all’intero racconto.  

“Perché i miei desideri non corrono davanti al mio onore né la mia passione brucia più forte della mia fedeltà.” “Eravamo come due agnelli gemelli che ruzzavano al sole belando l’uno all’altro: ci scambiavamo innocenza con innocenza: ignoravamo la dottrina del male senza nemmeno sognare che qualcuno la conoscesse.”  

Libro che come spesso accade con l’autore è piuttosto prevedibile, ma al contempo viene valorizzato da un discreto colpo di scena finale.   Da quest’opera si estrapola che la gelosia è un sentimento subdolo che ti annebbia gli occhi e non ti fa fidare nemmeno del tuo migliore amico. Se si impossessa della tua mente ti fa compiere degli atti vili e discutibili.  

“Non scalmanatevi, mio buon signore. Io vengo a portargli il sonno. E’ gente come voi che gli striscia accanto come tante ombre e sospira ad ognuno dei suoi inutili lamenti, è gente come voi ad alimentare la fonte della sua insonnia.”  

Consigliato per lo stile di scrittura che non ho trovato difficoltoso e per la piacevolezza che ti tiene incollata alle pagine per capire come si evolveranno le vicende. E naturalmente perché è Shakespeare, e Shakespeare non fa mai male.

8

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