Recensione La bisbetica domata di William Shakespeare

Con la recensione di La bisbetica domata di William Shakespeare vi racconto forse una delle sue più celebri e conosciute commedie dove ancora una volta troviamo teatro nel teatro.

Recensione La bisbetica domata di William Shakespeare

Titolo: La bisbetica domata Link Amazon
Titolo originale: The Taming of the Shrew
Autore: William Shakespeare Editore: La Feltrinelli
Data uscita: 21 marzo 2019 Pagine: 305
Narrazione: Prima persona Finale: conclusivo

Sinossi

Petruccio è un avventuriero che parte da Verona e va a cercare fortuna a Padova. È giovane, forte, avvenente e assai dotato, e ha quella libertà di movimento che agli uomini è pienamente concessa nell’Italia immaginata da Shakespeare – così come nella sua Inghilterra. E quale modo migliore di fare fortuna se non trovare moglie? Moglie vuol dire dote.

Anche se brutta come il peccato, o scontrosa come la proverbiale Santippe, la donna assolverà comunque al suo compito, quando il padre-padrone la consegnerà al futuro sposo coprendola d’oro il giorno del matrimonio. È così che Petruccio incontra Caterina, la quale non è affatto brutta, ma è senz’altro molto scorbutica. Caterina è sorella dell’angelica Bianca, che tutti vorrebbero in moglie, ma che non potrà sposarsi se il padre non si sarà prima liberato di quella gattaccia selvatica che è Kate.

Si progetta dunque il matrimonio di Kate: Petruccio si arricchirà, Kate sarà addomesticata, Bianca potrà realizzare le proprie potenzialità di affettuosa e docile mogliettina. Perché si arrivi all’happy ending, si dovrà prima attraversare in modo ironico e parodico la commedia della sopraffazione amorosa e sociale e sessuale e di genere, che nel rito matrimoniale si nasconde. Con Petruccio nei panni del domatore e Kate in quelli della bisbetica da domare. Ma attenzione, perché Shakespeare non accetta fino in fondo il modello comico che ha ereditato, e ci regala un finale assolutamente sorprendente.    

Recensione di Ines

Con la recensione de La bisbetica domata di William Shakespeare andiamo a vedere di cosa parla. La commedia parla di due sorelle, Bianca e Caterina. Nei primi atti ho provato una certa simpatia per il personaggio di Caterina, mi piaceva il suo carattere che all’apparenza sembrava forte e indomabile, diversa da tutte le altre donne del tempo; tutto ciò fino a quando non arrivo a leggere gli ultimi atti dove Caterina viene completamente sottomessa a qualsiasi volere del marito.    

“Una donna scontrosa è simile a una fonte intorbidita: fangosa, impresentabile, priva di trasparenza e di attrattiva; finché resta così, nessuno, sia pur arso dalla sete, si degnerà di berne un sorso o toccarne una goccia.” 

Si può  giustificare per il contesto storico, lo sfondo tematico maschilista, un periodo in cui la considerazione femminile lasciava molto a desiderare, nonostante tutto non sono riuscita ad accettare la conclusione. Ho trovato interessante Bianca, la quale all’inizio aveva dato l’impressione di una “brava donna di casa” e si scopre disubbidiente al marito.

“Poiché troppa tristezza vi ha congelato il sangue, E la melanconia alimenta la follia. Pensano che vi giovi assistere a una recita Per disporvi alla gioia e al buonumore Che tengono lontani mille mali e allungano la vita.”

Una commedia dal mio punto di vista maschilista ma che ho trovato anche ricca di battute e gaffe. Diciamo che in questa commedia Shakespeare non mi ha fatto impazzire.  

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