Recensione Lolita di Vladimir Nabokov

Con la recensione di Lolita di Vladimir Nabokov, oggi vi parliamo di un altro classico della letteratura.

Recensione Lolita di Vladimir Nabokov

Titolo: Lolita Link Amazon
Titolo originale: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Editore: Adelphi
Data Uscita: 7 Novembre 2012
Pagine: 395
Narrazione: Prima persona
Finale: conclusivo

Sinossi

Sarebbe difficile, per chi non ne è stato testimone, immaginare oggi la violenza dello scandalo internazionale, per oltraggiata pruderie, che “Lolita” provocò al suo apparire nel 1955. E tale è l’abitudine alla sciocca regola secondo cui ciò che fa chiasso è inevitabilmente sprovvisto di una durevole qualità letteraria, tanta era allora l’ignoranza dell’opera di Nabokov che solo pochi capirono quel che oggi è un’evidenza dinanzi agli occhi di tutti: “Lolita” è non solo un meraviglioso romanzo, ma uno dei grandi testi della passione che attraversano la nostra storia, dalla leggenda di Tristano e Isotta alla Certosa di Parma, dalle canzoni trobadoriche ad Anna Karenina.

Ma chi è Lolita? Questa «ninfetta» (geniale invenzione linguistica di Nabokov, poi degradata nell’uso triviale, quasi per vendetta contro la sua bellezza) è la più abbagliante apparizione moderna della Ninfa, uno di quegli esseri quasi immortali che furono i primi ad attirare il desiderio degli Olimpi verso la terra e a invadere la loro mente con la possessione erotica. Perché chiunque sia «catturato dalle Ninfe», secondo i Greci, è travolto da una sottile forma di delirio, lo stesso che coglie l’indimenticabile professor Humbert Humbert per la piccola, intensamente americana Lolita.

America, Lolita: questi due nomi sono di fatto i protagonisti del romanzo, scrutati senza tregua dall’occhio inappagabile di Humbert Humbert e di Nabokov. Realtà geografica e personaggio sono arrivati a sovrapporsi con prodigiosa precisione, al punto che si può dire: l’America è Lolita, Lolita è l’America. E tutto questo, come solo avviene nei più grandi romanzi, non è mai dichiarato: lo scopriamo passo per passo, si potrebbe dire miglio per miglio, lungo un nastro senza fine di strade americane punteggiate di motel. “Lolita” apparve per la prima volta in inglese nel 1955 e solo dodici anni più tardi nella versione russa dello stesso Nabokov.

Recensione di Gabriella

Chi non conosce la storia di Lolita, questa ragazzina al limite dell’età tra bambina e adolescente con una madre che si occupa poco di lei e più di se stessa che non si accorge che il suo nuovo inquilino non ha fatto altro che mettere gli occhi addosso alla figlia e che fantastica su di lei finché un giorno non riesce affettivamente ad arrivare ai suoi più sordidi sogni.  

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio  peccato anima mia.” 

Inizia così la storia di quest’uomo che pronto per essere processato confessa in un diario la sua vita vissuta prima e dopo aver conosciuto Lolita.  

“Un’opera di narrativa esiste solo se si procura quella che chiamerò francamente voluttà estetica, cioè il senso di essere contatto, in qualche modo, in qualche luogo, con altri stati dell’essere dove l’arte è la norma.”  

Conoscevo già la storia, anni fa avevo visto il film e si, la storia mi aveva colpita, ma niente di più.
Adesso leggendola, sarà che sono più adulta, sarà che adesso sono mamma, ma la bravura dell’autore mi ha portata “solamente” a farmi venire il mal di stomaco.  

“Tra la vergine e l’uomo, affinché costui possa cader vittima della malia, deve esserci un divario di diversi anni – mai meno di dieci.” 

È riuscito a spiegare talmente bene il suo stato d’animo nella sua ossessione per Lolita che tenendo presente che si tratta di una bambina la cosa non ha potuto far altro che disgustarmi e ha continuato a farlo fino alla fine.  

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