Recensione di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

Con la recensione di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury vi parleremo di uno dei primi libri distopici che hanno reso celebre questo genere letterario. Come sempre è un genere che ci appassiona molto.

Recensione di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

Titolo: Fahrenheit 451 Link Amazon
Titolo originale: Fahrenheit 451
Autore: Ray Bradbury
Editore: Mondadori
Data Uscita: 18 marzo 2015
Pagine: 175
Narrazione: Prima persona
Finale: conclusivo

Sinossi

Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall’incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.

Recensione di Gabriella

Recensione di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Montag è un pompiere, ma non un pompiere come quello che conosciamo noi. Siamo in una ambientazione distopica, quindi niente è come lo conosciamo noi. Lui si occupa di accendere incendi, lo fa per bruciare libri, perché nel suo mondo non sono permessi. Ma un giorno tutto quello che sa che è giusto, nella sua testa cambia dopo aver conosciuto la figlia dei suoi nuovi vicini.  

“Io ho diciassette anni e sono pazza. Mio zio dice che le due cose vanno sempre insieme. Quando qualcuno ti chiede quanti anni hai, mi ha detto, tu di’ sempre diciassette e che sei pazza.”  

Iniziò un po’ lento… facevo veramente fatica a capire in che epoca/mondo mi trovassi. Un’epoca in cui nulla è come quella in cui ci troviamo attualmente. Mentre leggevo non potevo far altro che pensare che se io mi trovassi in quell’epoca andrei assolutamente al rogo, non ci sarebbero vie di fuga proprio grazie alla mia passione per la lettura.  

“Ognuno deve lasciarsi qualcosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato con il nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi si sia là.”  

Una volta superata la prima fase il libro scorre via molto velocemente, in alcuni pezzi ho trovato delle verità in cui è difficile non trovarsi d’accordo nonostante sia stato scritto diversi anni fa e ambientato in un epoca lontanissima dalla mia.
Per chi ama i distopici penso che questo sia un libro che vada letto obbligatoriamente in quanto ha quasi generato il genere.

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