Recensione di La ragazza delle arance di Jostein Gaarder

La ragazza delle arance di Jostein Gaarder

Con la Recensione di La ragazza delle arance di Jostein Gaarder vi parleremo di questo autore norvegese.

Recensione di La ragazza delle arance di Jostein Gaarder

Titolo: La ragazza delle arance Link Amazon
Titolo originale: Appelsinpiken
Autore: Jostein Gaarder
Editore: Longanesi Editore
Data Uscita: 4 novembre 2004
Pagine: 193
Narrazione: Prima persona
Finale: conclusivo

Sinossi

Georg Røed ha quindici anni e conduce una vita tranquilla, come la maggior parte dei suoi coetanei. Ma un giorno trova una lettera che suo padre gli aveva scritto prima di morire e che aveva poi nascosto, affinché il figlio la potesse trovare una volta grande. In questa lettera il padre, Jan Olav, racconta la storia della “ragazza delle arance”, una giovane con un sacchetto di arance incontrata un giorno per caso su un tram di Oslo e subito persa. Per Jan è un colpo di fulmine.

Georg si appassiona a questo racconto, che si accorge riguardarlo molto da vicino e che pian piano gli svela ciò che è accaduto prima della sua nascita; un racconto attraverso il quale la voce del padre lo raggiunge da lontano facendolo riflettere sul senso della vita.

Recensione di Gabriella

Come cambierebbe la vostra vita se a un certo punto  vi arrivasse una lettera da vostro padre morto 11 anni prima? Come la prendereste? E non parlo di un libro fantasy dove improvvisamente ricompare dal nulla tuo padre in carne ed ossa, bensì tua nonna scopre, nel rivestimento di quello che un tempo fu il tuo passeggino da piccolo, un plico con una lettera scritta da tuo padre indirizzata a te con la richiesta che tu possa leggerla da grande.

“E’ peggio perdere qualcosa di caro, che non averlo mai avuto”.

Ecco, io credo che sarebbe abbastanza scioccante e non saprei bene come viverla visto che magari me lo ricordo appena.
Tralasciando le parti del libro dove l’autore si perde un po’ in inezie, ho trovato questo libro molto profondo. In quello che inizialmente pensavo fosse un racconto che il padre fa a Georg inventato di sana pianta, in realtà si rivela il racconto di una parte della sua vita molto importante, di come l’ha vissuto e di cosa ha provato in quel momento il tutto messo a paragone con il telescopio spaziale Hubble e perché proprio con quello? Chi è la Ragazza delle arance? Quanta parte di quella storia fa parte della nostra?  

“Avresti dovuto vederla! Avresti dovuto vedere come sembrava volteggiare per la città. Avresti dovuto vedere il suo portamento alle mostre d’arte. E avresti dovuto vedere come rideva. Io stesso potevo ridere tanto da scoppiare. Una delle cose più contagiose che conosca è la risata.

Sempre più spesso usavamo il pronome <noi>. È una parola strana. Domani farò questo o quello, si dice. Oppure si chiede cosa l’altro, cioè <noi>, deve fare. Non è difficile da comprendere. Ma all’improvviso ormai dice <noi>, e lo si fa con la più grande naturalezza. <Io> <Tu> <Lei> e poi, un giorno: <noi>”

“Quando usiamo il duale si introducono dunque delle regole completamente nuove. <Noi> È così semplice, Georg, sono solo tre parole, e nonostante ciò descrivono un’azione così piena di significato che tocca nel profondo la vita di due persone su questa terra. E non è solo per il numero di parole che in questo contesto si può parlare di risparmio di energia.”

voto otto

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