Recensione Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza

Con la Recensione di Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza, iniziamo con questo primo libro della serie Max Gilardi, nota al grande pubblico, non più giovanissima, come prima presentatrice della televisione italiana.

Giornalista, scrittrice ed esperta di comunicazione, è docente di Storia del costume. Con questo romanzo ha vinto il Premio Letterario Internazionale Il Minturno di Roma.

Recensione Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza

Titolo: Niente lacrime per la signorina Olga Link Amazon
Serie: Max Gilardi # 1
Autore: Elda Lanza
Editore: Salani
Data Uscita: 13 settembre 2012
Pagine: 413
Narrazione: Terza persona, pov esterno
Finale: conclusivo  

Serie Max Gilardi:
01. Niente lacrime per la signorina Olga
02. Il matto affogato
03. Il venditore di cappelli
04. La cliente sconosciuta
05. La bambina che non sapeva piangere
06. Uno stupido errore
07. La bestia nera
08. Il funerale di donna Evelina
09. Rosso sangue
10. La terza sorella

Sinossi

Quando la signorina Olga, una figura pallida avvolta nella pelliccia nera di astrakan, colletto e polsi di visone, cappellino di feltro verde scuro in testa con veletta, prende in affitto la mansarda di via Worktz 227, Trissera, grigia periferia di Milano, i condomini si limitano a fare qualche speculazione sul suo conto, come del resto fanno con tutti. Ma quando nove anni dopo il suo cadavere viene ritrovato con una fune intorno al collo, allora i vicini cominciano a spettegolare davvero.

Quale passato può celarsi dietro l’apparentemente inappuntabile vita di una signorina ottantenne? Le trine, i merletti, i lampadari di cristallo, le sue belle cose di un gusto così raffinato possono veramente nascondere uno spiazzante segreto gelosamente serbato per anni? Il commissario Gilardi pensa proprio di sì. D’altronde tutti sanno che le persone non sono mai come sembrano, vicini di casa compresi.

Recensione di Gabriella

Un giorno in una palazzina di Trissera una signorina non più giovane compra una mansarda come casa e da quel momento non sarà più come prima. Una mattina Vittorio, il portinaio, preoccupato dalla mancanza della signorina Olga, sale in casa a cercarla per verificare che vada tutto bene ma la trova morta, apparentemente strangolata con una fune. Da quel momento il commissario Max Gilardi deve occuparsi del caso. Tantissimi segreti vengono alla luce, altri ancora rimangono avvolti nel mistero. Ma chi vorrebbe uccidere una donna di 82 anni e per quale motivo?

“Alla signorina Olga non sarebbe piaciuta quell’espressione. Nessuno si era mai permesso di definirla una vecchia, anche se aveva ottantadue anni.”

Ho letto questo libro con il gruppo della biblioteca del mio comune di cui faccio parte e devo ammettere che inizialmente mi ha intrigata molto. Parte subito con il delitto e tantissimi misteri si avvolgono intorno a esso, primo fra tutti: chi può voler morta una signorina di 82 anni che abita in una mansarda che aiuta tutti i suoi vicini e non da’ fastidio a nessuno? Il personaggio di questa signorina è molto complesso, ha veramente tanto alle spalle e una storia piena di vicissitudini varie che si scopriranno solo andando avanti con il libro.

Sul commissario Max Gilardi, invece, ho avuto qualche riserva perché parte come uomo tutto d’un pezzo ma man mano che andavo avanti, questo pezzo andava invece sgretolandosi facendo uscire insicurezze, dubbi e vari ripensamenti. Su questo, penso che l’autrice volesse descriverlo come un uomo comune con pregi e difetti. Alla fine devo dire che non mi è dispiaciuto più di tanto come personaggio ma… non dico altro per non spoilerare.

“Partiva da Napoli con un senso di malinconia addosso. E la voglia di ritornare a Trissera, alla sua casa. Alla sua stanza al commissariato; al telefono che suonava otto ore al giorno ininterrottamente; alla faccia indecisa di Santino; alla risata di Laura; alla severa presenza di Natj Cassani, la collega che si occupava del tribunale dei minori; alla comica confusione di tarozzi. Agli occhi di Marika Santoro.”

Per quanto riguarda invece i vari personaggi che fanno parte del condominio, anche loro sicuramente volevano essere disegnati come gente comune con i loro pregi, ma soprattutto i loro difetti. Passiamo alla trama che secondo me è partita molto bene. Ad un certo punto però l’autrice ha messo su talmente tanta carne al fuoco e talmente tanti giri di personaggi che tra la vita privata del commissario, con le sue storie passate e presenti, e il delitto a cui deve investigare e a cui se ne aggiunge un secondo.

Ho iniziato così a perdere il filo del discorso e a non capirci più nulla. In alcuni pezzi venivano lasciate delle cose in sospeso che venivano pensate o dette ma che porta il lettore a non stare dietro alla trama e a perdere il filo del discorso. A un certo punto del libro compare anche una storia d’amore che però mi ha messo solo tanta tristezza.  

 Per concludere, posso dire che il libro è partito bene con un bel intrigo, un delitto e un quadro che non si capisce se può svelare o no il movente, ma purtroppo a un certo punto si perde mettendo troppa carne sul fuoco.  

“<<Perché non l’aveva dipinto lei, semplice. Era un quadro antico, della sua famiglia. Lei veniva dal Piemonte, mi ha detto… Campagna. E in casa avevano quel quadro. Lei se l’è portato dietro perché le ricordava la sua casa. Non so se valeva, forse… certo era di un pittore>>.”  

Lo consiglio agli amanti dei gialli e delle serie poliziesche.

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