Recensione Il ritorno del Re di J.R.R. Tolkien

La recensione de Il ritorno del Re di J.R.R. Tolkien, è l’ultima tappa della trilogia del Il Signore degli Anelli. Come libro finale contiene anche le appendici, che forniscono informazioni sulla storia, la lingua e gli usi delle civiltà incontrate.

Il Ritorno del Re di J.R.R. Tolkien

Titolo: Il ritorno del re Link Amazon
Titolo originale:
The return of the king
Serie:
The lord of the rings # 3
Autore:
J. R. R. Tolkien
Editore: Bompiani
Data Uscita: 22 luglio 2020
Pagine:
700
Narrazione:
Terza persona
Finale:
conclusivo

Serie The lord of the rings:
01. La compagnia dell’anello Recensione
02. Le due torri
Recensione
03. Il ritorno del re

Sinossi

Nel terzo romanzo della trilogia di Tolkien, Aragorn e i suoi amici giungono a Gondor, relitto dell’antico Regno degli Uomini: è il mondo del Bene, in piena decadenza. Mentre Frodo e Sam riprendono il difficile cammino verso Monte Fato, nelle pianure presso la capitale di Gondor si scontrano le forze del Bene e del Male. Quando il Male sembra avere il sopravvento, Frodo riesce a far cadere l’Anello nel cratere di Monte Fato. In quel momento l’Occhio malefico, che ha continuato a fissare il mondo, si chiude e una gran pace scende sulle cose. La Compagnia dell’Anello si riunisce e gli Hobbit ritornano a casa, incontrando ancora qualche traccia del Male.

Recensione di Ines

*ATTENZIONE SPOILER*

Siamo arrivati al capitolo finale della trilogia dove tutti i nodi vengono sbrogliati. Cosa posso dire che non ho già detto nelle recensioni dei libri precedenti? Sicuramente un’opera ben scritta, che può piacere oppure no, in alcuni tratti l’ho trovata magistrale, in altri forse un po’ eccessiva.

 Allora guardò i caduti, rammentando i loro nomi. Poi ad un tratto vide Éowyn, sua sorella, e la riconobbe. Fu come se una freccia l’avesse trafitto al cuore; il suo viso divenne bianco come la morte e in lui si levò una gelida furia che lo rese muto per qualche tempo. Un sentimento di morte s’impadronì di lui. «Éowyn, Éowyn!», gridò infine. «Éowyn, come sei giunta tu sin qui? Quale follia o diabolico artifizio è questo? Morte, morte, morte! Che la morte ci prenda tutti!». Poi senza attendere oltre, né aspettare l’arrivo degli uomini della Città, si lanciò a capofitto contro l’avanguardia dell’esercito nemico, e soffiando nel corno ordinò la carica. Su tutto il campo si udì la sua limpida voce gridare: «Morte! Galoppate, galoppate verso la rovina e la fine del mondo!».

All’inizio del libro ho trovato la storia un po’ lenta e in alcuni punti, se proprio vogliamo dirlo, noiosa. Per fortuna non mi sono lasciata scoraggiare e man mano che le pagine passavano, e appena si mettono in chiaro alcune questioni lasciate in sospeso, la frenesia di conoscere come si evolveranno i fatti ti prende e non ti lascia più fino alla fine.

«Una grande Ombra è scomparsa», disse Gandalf, e poi rise, e il suono era simile a musica o ad acqua in una terra riarsa; e nell’ascoltare, Sam si rese conto di non aver udito ridere, di non aver udito la semplice espressione della letizia, per giorni e giorni senza fine. Suonava alle sue orecchie come l’eco di tutte le gioie vissute. E improvvisamente si mise a piangere. Poi, come il vento di primavera spazza via la pioggia perché il sole brilli con maggiore intensità, le sue lacrime cessarono ed egli scoppiò a ridere, e balzò ridendo dal letto.

In questo ultimo volume, le storie vanno quasi intrecciandosi, anche se i gruppi di personaggi diventano molti di più che nel libro precedente: Aragorno, Legolas, Gimli insieme; Merry con le truppe di Rohan; Pipino, insieme a Gandalf a Minas Tirith (e quindi con le truppe de Gondor) e infine, Frodo e Sam a Mordor .
Dopo la distruzione dell’anello, la compagnia si riunisce e passerà ancora molto tempo prima dell’incoronazione del nuovo Re e dello scioglimento definitivo della Compagnia dell’Anello.

«Puoi avere tutto ciò che mi rimane», disse Merry, «se aspetti un istante». Scese da cavallo e frugò nella sacca appesa alla sua sella. Poi tese a Saruman un sacchetto di pelle. «Prendi tutto quello che rimane», disse. «Prendilo pure, fa parte dei relitti d’Isengard». «Mio, sì, mio e pagato caro!», gridò Saruman stringendo la borsa.

«Questa è soltanto una restituzione simbolica, perché sono sicuro che ne avete preso molto di più. Eppure un mendicante deve essere grato se un ladro gli restituisce anche soltanto una briciola di quel che gli apparteneva. Ebbene, sarà una buona lezione se tornando a casa troverete che le cose nel Decumano Sud vanno meno bene di quanto non pensiate. Vi auguro che nella vostra terra la foglia da pipa possa mancare per molto tempo!». «Grazie!», disse Merry. «In tal caso ti prego di restituirmi il sacchetto che non ti appartiene e che ha fatto molta strada insieme con me. Avvolgi l’erba in uno dei tuoi stracci».

La battaglia con il nemico si svolge alle porte di Minas Tirith e ti tiene incollato al libro come non mai. Meno attrattiva arriva dal viaggio di Sam e Frodo verso il Monte Fato, la distruzione dell’anello che cade nel fuoco è molto veloce.
Frodo ha portato tutti in salvo, ha svolto la sua missione, il male ormai è stato sconfitto e il bene può di nuovo tornare nella Terra di Mezzo.

«Sì», disse Gandalf; «perché sarà meglio che torniate in tre piuttosto che Sam da solo. Ebbene, cari amici, qui sulle rive del Mare finisce la nostra compagnia nella Terra di Mezzo. Andate in pace! Non dirò: “Non piangete”, perché non tutte le lacrime sono un male».

Alla fine di questa avventura posso dire che in generale la lettura non mi è dispiaciuta e sono felice di averla fatta, ma alcune cose mi hanno fatto un po’ storcere il naso. In primis i troppi nomi, che tra l’altro non sono nemmeno tanto semplici, le descrizioni minuziose e dettagliate e alcune lungaggini eccessive.
Questo terzo capitolo è quello che mi è piaciuto meno della serie, ma nonostante questo, vi consiglio la lettura.

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