Recensione Decameron di Giovanni Boccaccio

In questo 2020 non poteva mancare la recensione del Decameron di Giovanni Boccaccio per rimanere in tema con l’epidemia che si è scatenata. Quest’opera è una delle più importanti della letteratura italiana e mondiale. Andiamo a scoprire cosa ne pensa Ines di quest’opera.

Recensione Decameron di Giovanni Boccaccio

Titolo: Decameron Link Amazon
Autore:
Giovanni Boccaccio
Editore:
Newton Compton
Data Uscita:
16 luglio 2016
Pagine: 609
Narrazione:
Terza persona
Finale:
conclusivo

Sinossi

Dieci giovani (sette donne e tre uomini) che si raccontano cento novelle per ingannare in modo edificante il tempo di dieci giornate, mentre si tengono al riparo dalla peste nera che fa strage a Firenze: è questa la semplice cornice del capolavoro di Boccaccio. Atto fondativo della prosa italiana, il “Decameron” è una galleria di intrecci narrativi, di situazioni e personaggi che spazia dal serio al faceto, dal tragico al comico, in una serie di quadri percorsi dal filo rosso del trionfo dell’intelligenza come somma virtù.

In questa prospettiva sorprendentemente moderna e laica, tre appaiono le forze che dominano le vicende umane: l’amore terreno, la fortuna e il denaro. Per questo suo fascino mondano, che ne fa per noi anche un essenziale documento della vita nel Trecento, fu addirittura inserito nel Cinquecento nell’Indice dei libri proibiti.

Recensione di Ines

Finalmente ho finito la lettura di questo libro che avevo iniziato, insieme a delle amiche per una lettura di gruppo, a inizio lockdown. Non sto facendo un sospiro di sollievo perché non mi sia piaciuto, ma perché nonostante lo abbia letto a capitoli giornalieri, lo si legge un po’ a fatica. Alcune volte ho dovuto cercare alcune novelle in italiano dei giorni nostri, perché non ne avevo capito il significato.

E fu questa pestilenza di maggior forza per ciò che essa dagli infermi di quella per lo comunicare insieme s’avventava a’ sani, non altramenti che faccia il fuoco alle cose secche o unte quando molto gli sono avvicinate.

E più avanti ancora ebbe di male: ché non solamente il parlare e l’usare cogli infermi dava a’ sani infermità o cagione di comune morte, ma ancora il toccare i panni o qualunque altra cosa da quegli infermi stata tocca o adoperata pareva seco quella cotale infermità nel toccator transportare.

La cornice dell’opera è costituita da dieci giovani (tre ragazzi e sette ragazze) che, per sfuggire alla peste che infuria a Firenze, si riuniscono in una villa fuori città.
Il libro si divide in dieci giorni, ogni giorno, uno dei giovani assume il ruolo di “re” o “regina” e stabilisce un tema su cui ciascuno dovrà raccontare una novella. Dieci novelle per dieci giorni, quindi cento sono le novelle che costituiscono l’opera.

Avvenne che una giovane ciciliana bellissima, ma disposta per piccol pregio a compiacere a qualunque uomo, senza vederla egli, passò appresso di lui e la sua borsa vide e subito seco disse: – Chi starebbe meglio di me se quegli denari fosser miei? – e passò oltre.

Tra i temi che si affrontano tra le pagine del libro, c’è l’amore, spesso raccontato in maniera esplicitamente erotica. Diverse novelle sono decisamente piccanti, come quella di Alibech e Rustico. Altre risultano divertenti, essendo il motto di spirito e la beffa altri temi presenti nell’opera, la novella di Chichibìo, per quanto riguarda il primo, e quelle di Calandrino e dei suoi “amici”, Bruno e Buffalmacco, per la seconda.

Ed essa che con otto uomini forse diecemilia volte giaciuta era, allato a lui si coricò per pulcella, e fecegliele credere che così fosse; e reina con lui lietamente poi più tempo visse. E perciò si disse: «Bocca basciata non perde ventura, anzi rinnuova, come fa la luna.»

Non tutte le novelle sono piacevoli, alcune, ti lasciano molto perplessa e altre con lo stomaco sottosopra per quello che viene raccontato.
In generale ho amato quando le novelle erano brevi, mentre quando erano infinite mi perdevo un po’, devo essere sincera. Alcune le ho trovate anche macabre e nauseanti. In quasi tutti i racconti, le donne sono relegate a veri e propri oggetti con pochissima volontà e potere decisionale.

Federigo degli Alberighi ama e non è amato e in cortesia spendendo si consuma e rimangli un sol falcone, il quale, non avendo altro dà a mangiare alla sua donna venutagli a casa; la quale, ciò sappiendo, mutata d’animo, il prende per marito e fallo ricco.

Vi consiglio la lettura di quest’opera ma munitevi di pazienza e di un sito dove spiegano le novelle, perché altrimenti in alcune non ne capirete il significato.
Consiglio personale: dividetevi le novelle giornalmente troverete la lettura meno pesante.

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