Recensione La cena di Herman Koch

La cena di Herman Koch

Con la recensione di La cena di Herman Koch andremo in Olanda. Questo scrittore è noto come autore televisivo, giornalista e romanziere. La cena ha scalato le classifiche sin dalla prima settimana, vendendo in pochi mesi oltre 250.000 copie. Sorpresa editoriale dell’anno, vincitore del Premio del pubblico 2009, il romanzo è stato conteso dalle case editrici di tutto il mondo e verrà pubblicato in undici paesi, tra ci Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna.

Recensione La cena di Herman Koch

Titolo: La cena Link Amazon
Titolo originale: Het diner
Autore: Herman Koch
Editore: Neri Pozza
Data Uscita: 2010
Pagine: 286
Narrazione: Prima persona
Finale: conclusivo

Sinossi

Due coppie sono a cena in un ristorante di lusso. Chiacchierano piacevolmente, si raccontano i film che hanno visto di recente, i progetti per le vacanze. Ma non hanno il coraggio di affrontare l’argomento per il quale si sono incontrati: il futuro dei loro figli. Michael e Rick, quindici anni, hanno picchiato e ucciso una barbona mentre ritiravano i soldi da un bancomat. Le videocamere di sicurezza hanno ripreso gli eventi e le immagini sono state trasmesse in televisione. I due ragazzi non sono stati ancora identificati ma il loro arresto sembra imminente, perché qualcuno ha scaricato su Internet dei nuovi filmati, estremamente compromettenti. Paul Lohman, il padre di Michael, si sente responsabile.

Si riconosce nel figlio perché hanno molto in comune, non ultima l’attrazione per la violenza. Non può lasciare che trascorra la sua vita in galera. Serge, il fratello di Paul, è il padre dell’altro ragazzo, il complice. Secondo i sondaggi Serge Lohman è destinato a diventare il nuovo Primo ministro olandese. Se l’omicidio verrà rivelato, sarà la fine della sua carriera politica. Babette, la moglie di Serge, sembra più interessata ai successi del marito che al futuro del proprio ragazzo. Claire, la moglie di Paul, vuole proteggere il figlio a ogni costo. Ma quanto sa di ciò che è realmente accaduto? Due coppie di genitori per bene durante una cena in un bel ristorante. Cosa saranno capaci di fare per difendere i loro figli?

Recensione di Gabriella

Paul e Serge Lohman sono due fratelli che si trovano a cena con le rispettive mogli per dover parlare di un argomento molto importante: il futuro dei figli. Michel e Rick hanno ucciso una barbona, ma loro non sanno assolutamente come affrontare l’argomento. Parlano di qualsiasi cosa tranne dell’argomento principale, che uscirà fuori solamente alla fine del libro.
Paul si sente molto in simbiosi con il figlio con cui ha tantissimo in comune, Serge deve pensare alla sua carriera politica e alle elezioni che ci saranno da lì a pochissimo. Le loro mogli con chi si schiereranno?
Ma a cosa saranno disposti per i loro figli?

“Quel che risaltava di più del piatto di Claire era un vuoto immenso. Certo, lo so che nei migliori ristoranti la qualità conta più della quantità, ma c’è vuoto e vuoto. Qui il vuoto, la parte di piatto completamente priva di cibo, rasentava il paradosso.”

Ho trovato questo libro molto complesso. I personaggi tutti molto particolari, chi per un motivo o per un altro. Paul ho iniziato a inquadrarlo solamente verso metà libro, inizialmente mi ha dato l’impressione di uno che della contestazione ne facesse uno stile di vita. Praticamente non gli andava bene nulla e aveva sempre da ridire su qualsiasi cosa. La moglie Claire abbastanza succube del marito ma, allo stesso tempo, è un punto fermo per la vita di Paul.
Che dire anche su Serge e Babette? Babette pensa solo a come viene vista e Serge molto pieno di sé.
I figli non voglio nemmeno commentarli.

” Mi guardai intorno, scrutai quelle figure con i bicchieri di vino in mano, illuminate dalla luce dorata dei bracieri e delle fiaccole che Serge aveva piazzato in posizioni strategiche in giardino, e risentii la voce di quel vecchio attore in uno spot di dieci, venti anni fa: <<Sì, in Francia si può vivere da dio. Con un buon bicchiere di cognac e un vero formaggio francese…>>.”

La trama potrebbe andare, ma in alcuni momenti l’ho trovata lenta e solo nell’ultima parte si muove qualcosa, ma poi è tutto talmente veloce che sì, ha una fine, ma ti lascia insoddisfatto.

“Avevo già infilato la chiave nella toppa, ma mi accovacciai di nuovo davanti a lui. <<Ascoltami>> dissi. <<Quello non è un signore. È solo uno stronzo che odia i bambini che giocano. Non importa se gli volevo davvero dare un colpo in testa con una pompa. E comunque se la sarebbe dovuta prendere solo con se stesso. No, l’importante è che lui abbia creduto che lo avrei picchiato, è bastato quello>>.”

Consiglierei questo libro? Ni. Forse è adatto per quelle persone che amano i romanzi dove alla fine ti fa chiedere: e tu cosa faresti al loro posto?

6

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