Recensione Canne al vento di Grazia Deledda

Canne al vento di Grazie Deledda

La recensione di Canne al vento di Grazia Deledda apre una porta a un premio nobel per la letteratura italiana. Nel 1926 Grazia Deledda (sarà la seconda italiana, il primo fu Giosuè Carducci) vince il premio nobel con la motivazione “per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi” proprio con questo libro. Andiamo a saperne di più.

Canne al vento di Grazia Deledda

Titolo: Canne al vento Link Amazon
Autore: Grazia Deledda
Editore: Mondadori
Data Uscita: 20 Agosto 1913
Pagine: 183 pagine
Narrazione: Terza persona, pov del narratore
Finale: Conclusivo

Sinossi

“Canne al vento” si svolge nella regione di Nuoro, nella parte centrale della Sardegna, dove l’autrice Premio Nobel Grazia Deledda è nata. Il libro racconta la storia di tre sorelle, Ruth, Ester e Noemie, che provengono da una nobile famiglia caduta in rovina, e del loro vecchio e fedele servitore Efix, che si prende cura della piccola tenuta, l’unica proprietà che gli è rimasta. L’arrivo improvviso del nipote Giacinto, figlio della sorella Lia, che in gioventù è scappato dalla casa paterna ed è morto, cambierà la loro vita. I diversi personaggi del romanzo saranno poi sballottati da questo colpo di fortuna come canne al vento.

Recensione di Gabriella

Efix è il servo della famiglia Pintor, ma non è solo questo. Dopo tantissimi anni di servizio presso la loro famiglia, ormai si prende cura delle sorelle Pintor come se fosse compito suo, con Lia c’è anche più di un amore fraterno e nonostante non sia corrisposto è disposto a tutto, anche a coprirne la sua fuga.
L’arrivo del figlio di Lia, per la prima volta dopo che lei è scappata di casa, crea trambusto e scombussolerà la vita di tutti i giorni.

“La luna saliva davanti a lui, e le voci della sera avvertivano l’uomo che la sua giornata era finita. Era il grido cadenzato del cuculo il zirlio dei grilli precoci, qualche gemito d’uccello; era il sospiro delle canne e la voce sempre più chiara del fiume: ma era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa; si, la giornata dell’uomo lavoratore era finita, ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti. I fantasmi degli antichi Baroni scendevano dalle rovine del castello sopra il paese di Galte, su, all’orizzonte a sinistra di Efix, e percorrevano le sponde del fiume alla caccia dei cinghiali e delle volpi: le loro armi scintillavano in mezzo ai bassi ontani della riva, e l’abbaiar fioco dei cani in lontananza indicava il loro passaggio.”

Mentre leggevo questo libro non potevo fare a meno di chiedermi se dalle descrizioni e dalle ambientazioni non si trattasse di un libro fantastico. Grazia Deledda aveva la capacità di rendere magico il suo libro, in più di un’occasione mi sono chiesta proprio se non si trattasse di un sogno o di qualcosa di surreale.

“<<Sì, siamo esattamente come le canne al vento. Noi siamo le canne e la sorte il vento>> risponde Efix alla domanda di Ester.
Canne al vento che ostinate sopravvivono solo sul terreno d’origine, preferendo la morte ad una vita altrove.”

Il protagonista, senza ombra di dubbio, di tutto il libro è lui: Efix. Fedelissimo della famiglia Pintor che in cuor suo si prende carico delle sorelle e le accudisce come se fossero figlie sue, ma sempre però con una sorta di soggezione nei loro confronti anche se penso che i ruoli dovrebbero essere invertiti visto che lui si è sempre preso cura di loro senza chiedere mai nulla in cambio, nemmeno una misera paga che loro non possono nemmeno permettersi.

Giacinto invece l’ho praticamente sopportato poco da subito. Non è altro che un ragazzino che parla tanto, ma a conti fatti ha creato solo problemi e che con le sue azioni non ha mai concluso nulla.

Noemi sinceramente ho faticato molto a capirla. Non ho ben capito le sue intenzioni. Penso che sia stato causato semplicemente da un divario di cultura tra me e lei assolutamente abissale, non sono proprio riuscita a immedesimarmi in lei. Solamente alla fine ho in parte capito il suo modo di fare.

Consiglio tantissimo questo libro a lettori che amano i classici e ancor di più a chi ama leggere di vecchie usanze e costumi di un’Italia che secondo me, in alcuni posti è rimasta tale.

9

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