Recensione Un calcio in bocca fa miracoli di Marco Presta

Un calcio in bocca fa miracoli di Marco Presta

Con la recensione di Un calcio in bocca fa miracoli di Marco Presta, edito da Einaudi andiamo a scoprire questo autore italiano che non solo è uno scrittore, ma è anche un conduttore radiofonico italiano, un attore e conduttore televisivo.

Un calcio in bocca fa miracoli di Marco PrestaTitolo: Un calcio in bocca fa miracoli Link Amazon
Autore: Marco Presta
Editore: Einaudi
Data Uscita: 1 febbraio 2011
Pagine: 190
Narrazione: Prima persona
Finale: Conclusivo

Sinossi

«Non mi rimane che utilizzare la vecchia strategia del bacherozzo: quando si avvicina un pericolo, si distende sul dorso, immobile, e si finge morto.
Nel caso mio, non devo neanche fingere troppo».

«Io non ho piú interesse per niente e nessuno, rubo penne, passeggio per strade degradate, sbavo per una portinaia e basta, basta cosí», dice di sé il narratore di questa storia, un vecchiaccio sgradevole e scorretto, burbero, perfido. Irresistibile.
E se la portinaia di cui si è invaghito – una donna sulla sessantina, attraente, sciabile, che mentre pulisce i vetri del portone muove quell’architettura meravigliosa che si ritrova sul petto – accetta la corte di un barista con i denti rifatti; se la sua ex moglie, che era «un vortice di generosità, di capricci, di ovulazioni, di piccole iniziative stupefacenti», lo guarda come se fosse il suo gommista; se con la figlia parla per lo più del tempo, tanto che il loro «sembra un dialogo tra meteorologi, più che tra consanguinei», a lui non resta che raccontare, divagando, di tutto questo.

E raccontare di Armando, il suo migliore amico. La parte buona del carciofo che è lui. Una persona rara, gentile, positiva. Con un progetto folle in testa. Sì, perché se tutti vogliono lasciare qualcosa dopo la loro morte, «chi una tabaccheria avviata, chi un grande romanzo, qualcun altro una una collezione di lattine di birra», Armando vuole lasciare un amore.
Si è messo in testa che due ragazzi del quartiere che ancora non si conoscono, Chiara e Giacomo, sarebbero una coppia perfetta, e intende dare una mano al destino.

Pretesa, questa, che l’intrattabile vecchiaccio reputa ridicola e tenta di osteggiare in tutti i modi. Ma dopo aver impiegato oltre settant’anni per convincere gli altri a non contare su di lui, si ritroverà coinvolto dalla fastidiosa, insistente, implacabile fiducia nella vita di Armando. E tra uno scherzo feroce e una battuta acida, contagiato dall’amicizia come da un virus, potrà scappargli anche un gesto spiazzante e diverso.

Recensione di Gabriella

Il protagonista di questo libro è un vecchietto cinico, ma talmente cinico che a un certo punto ho pensato lo fosse anche fin troppo per me.

“Mi piacciono pure le ragazze intorno ai vent’anni. Qualche volte, davanti a un bar o a un negozio, ne avvicino una, l’abbraccio, la stringo e la palpo un poco, sento il profumo dei suoi capelli e del suo trucco. Le dico: <<Valentina, Valentina mia!>> Lei mi guarda e risponde: <<M cosa fa? Mi ha scambiata per un’altra!>> Allora fingo di mortificarmi e mi scuso: <<Dio quanto somiglia a mia nipote… mi perdoni… sa, la vista ormai…>> Insomma, ve l’ho detto, sono un vecchiaccio.
Armando invece era diverso.”

Il libro parla di questo vecchietto che oltre a raccontare la sua vita di tutti i giorni, ogni tanto fa dei cambi temporali ricordando degli eventi della sua vita passata. Nella sua quotidianità si incrociano diversi personaggi. Come il migliore amico Arturo, amico di vecchissima data che vuole a tutti i costi fare da cupido su due giovani Chiara e Giacomo; sua figlia Anna che torna da Milano per stare lontana dal marito e la portinaia di cui si è invaghito anche se non ricambiato.

“Equivoco un cazzo.
Sono mesi che quella donna pastura i miei sensi malridotti, ogni incontro è una secchiata di sangue e frattaglie nel mare che circonda il mio stanco pescecane.”

Tra scherzi, battutine affettate e ricordi devo ammettere però che questo libro è finito. Sinceramente sarei andata avanti a leggerne ancora, ormai mi ero veramente affezionata anche se… non so come si chiama! In realtà proprio perchè il libro è come un racconto di vita da parte del protagonista, non viene mai menzionato il suo nome.

“Non posso essere l’ancora di salvezza di nessuno, bambina mia, non lo sono mai stato, così come non ho mai partecipato alle Olimpiadi o cacciato un bisonte. Non lo posso fare, non lo so fare. Sono inadeguato.
Non mi rimane che utilizzare la vecchia strategia del bacherozzo: quando si avvicina un pericolo, si distende sul dorso, immobile, e si finge morto, finchè la minaccia non si allontana.
Nel caso mio, non devo neanche fingere troppo.”

Libro molto piacevole da leggere, ma un ma c’è: il finale. Bisogna leggerlo per scoprirlo, se no si va sullo spoiler!

Consiglio questo libro a tutti coloro che cercano un libro leggero ma allo stesso tempo che ti faccia capire l’importanza dell’amicizia e della famiglia.

“È come se, bambina, io l’avessi chiamata per un bacio e ora le permettessi di tornare nella sua stanza, dopo averla trattenuta troppo.”

8

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