Recensione L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks

Con la recensione di L’uomo che scambio sua moglie per un cappello di Oliver Sacks edito da Gli Adelphi andiamo a scoprire un saggio psicologico che però viene raccontato in maniera romanzata.

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver SacksTitolo: L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello Link Amazon
Titolo originale: The man who mistook his wife for a hat and other clinical tales
Autore: Oliver Sacks
Editore: Gli Adelphi
Data Uscita: 23 giugno 2001
Pagine: 318
Narrazione: Terza persona
Finale: Conclusivo

Sinossi

Oliver Sacks è un neurologo, ma il suo rapporto con la neurologia è simile a quello di Groddeck con la psicoanalisi. Perciò Sacks è anche molte altre cose: «Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia».

E anche questo va aggiunto: Sacks è uno scrittore con il quale i lettori stabiliscono un rapporto di tenace affezione, come fosse il medico che tutti hanno sognato e mai incontrato, quell’uomo che appartiene insieme alla scienza e alla malattia, che sa far parlare la malattia, che la vive ogni volta in tutta la sua pena e però la trasforma in un «intrattenimento da “Mille e una notte”». Questo libro, che si presenta come una serie di casi clinici, è un frammento di tali “Mille e una notte” – e ciò può aiutare a spiegare perché abbia raggiunto negli Stati Uniti un pubblico vastissimo. Nella maggior parte, questi casi – ma Sacks li chiama anche «storie o fiabe» – fanno parte dell’esperienza dell’autore. Così, un giorno, Sacks si è trovato dinanzi «l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello» e «il marinaio perduto».

Si presentavano come persone normali: l’uno illustre insegnante di musica, l’altro vigoroso uomo di mare. Ma in questi esseri si apriva una voragine invisibile: avevano perduto un pezzo della vita, qualcosa di costitutivo del sé. Il musicista carezza distrattamente i parchimetri credendo che siano teste di bambini. Il marinaio non può neppure essere ipnotizzato perché non ricorda le parole dette dall’ipnotizzatore un attimo prima. Che cosa vive, se non sa nulla di ciò che ha appena vissuto? Rispetto alla normalità, che è troppo complessa per essere capita, e tende a opacizzarsi nell’esperienza comune, tutti i «deficit» o gli eccessi di funzione, come li chiama la neurologia, sono squarci di luce, improvvisa trasparenza di processi che si tessono nel «telaio incantato» del cervello.

Ma queste storie terribili e appassionanti tendono a rimanere imprigionate nei manuali. Sacks è il mago benefico che le riscatta, e per pura capacità di identificazione con la sofferenza, con la turba, con la perdita o l’infrenabile sovrabbondanza riesce a ristabilire un contatto, spesso labile, delicatissimo, sempre prezioso per i pazienti e per noi, con mondi remoti altrimenti muti.

Questo è il libro di un nuotatore «in acque sconosciute, dove può accadere di dover capovolgere tutte le solite considerazioni, dove la malattia può essere benessere e la normalità malattia, dove l’eccitazione può essere schiavitù o liberazione e dove la realtà può trovarsi nell’ebbrezza, non nella sobrietà». “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1985.

Recensione di Gabriella

Oliver Sacks non è altro che un neurologo, che decide di scrivere sui casi di alcuni suoi pazienti. Ma decide di scriverne non come farebbe un medico, ma come farebbe un naturologo.

“Ma i processi mentali, che costituiscono il nostro essere e la nostra vita, non sono soltanto astratti e meccanici, sono anche personali; e in quanto tali implicano non solo la classificazione e l’ordinamento in categorie, ma anche una continua attività di giudizio e sentimento.”

All’interno del libro L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, suddiviso in 4 parti, vengono inseriti 14 casi clinici di pazienti che si sono rivolti a lui direttamente o indirettamente in quanto si trovavano in strutture presso le quali lui ha lavorato. Lo scrittore stesso parla di loro come storie o fiabe proprio per questo suo modo di frapporsi con i propri pazienti.

“Christina è condannata a vivere in un mondo indescrivibile, inimmaginabile, ma forse sarebbe meglio dire un «non mondo» un «nulla».”

Sinceramente non è un libro che avrei scelto di leggere se non “obbligata” dal gruppo di lettura della biblioteca del mio comune. Sicuramente il modo in cui vengono proposti i casi e il modo in cui vengono raccontati l’ho trovato molto ben scritto, ma allo stesso tempo anche noioso. Non sono riuscita a entrare in empatia né con lo scrittore né con i vari personaggi.

“«Non è facile tener duro, quando si sta passando quel che passo io. So che qui c’è silenzio, ma io sono in un mare di suoni».”

Sinceramente alla fine di questo libro mi sono detta: Ok, l’ho finito.

6

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