Recensione Oggi siamo vivi di Emmanuelle Pirotte

Con la Recensione Oggi siamo vivi di Emmanuelle Pirotte, diamo il via alle letture di gennaio. Visto che in questo mese si ricorda il giorno della memoria, non potevamo che iniziare da questa splendida lettura.

Recensione Oggi siamo vivi di Emmanuelle Pirotte

Titolo: Oggi siamo vivi Link Amazon
Titolo originale: Today we live
Autore: Emmanuelle Pirotte
Editore: Nord
Data Uscita: 12 gennaio 2017
Pagine: 297
Narrazione: Terza persona
Finale: conclusivo

Sinossi

Dicembre 1944. I tedeschi stanno arrivando. Il prete di Stoumont, nelle Ardenne, ha un’unica preoccupazione: mettere in salvo Renée, un’orfana ebrea nascosta nella canonica. E, d’un tratto, il miracolo: una jeep con a bordo due soldati americani si ferma davanti alla chiesa e lui, di slancio, affida a loro la piccola. Tuttavia quei due soldati hanno solo le divise americane. In realtà si chiamano Hans e Mathias e sono spie naziste. Arrivati in una radura, Hans prende la pistola e spinge la bambina in avanti, in mezzo alla neve.

Renée sa che sta per morire, eppure non ha paura. Il suo sguardo va oltre Hans e si appunta su Mathias. È uno sguardo profondo, coraggioso. Lo sguardo di chi ha visto tutto e non teme più nulla. Mathias alza la pistola. E spara. Però è Hans a morire nella neve, con un lampo d’incredulità negli occhi. Davanti a Mathias e Renée c’è solo la guerra, e i due cammineranno insieme dentro quella guerra, verso una salvezza che sembra di giorno in giorno più inafferrabile. Incontreranno persone generose e feroci, amorevoli e crudeli. Ma, soprattutto, scopriranno che il loro legame è l’unica cosa che può dar loro la speranza di rimanere vivi…

Recensione di Ines

Con la Recensione di Oggi siamo vivi di Emmanuelle Pirotte, vi riporto un po’ indietro con gli anni a rivivere le atrocità e la devastazione che la seconda guerra mondiale ha lasciato dietro di sé.
Ho iniziato questa piacevole lettura grazie ad un suggerimento dato da due amiche lettrici e le devo ringraziare profondamente perché non conoscevo la scrittrice e nemmeno questo titolo.

Renée rimase sbalordita: il tedesco aveva il Dono. Era il padrone della foresta e delle bestie selvatiche. Non le parlava quasi mai, non le aveva nemmeno detto il suo nome (e in cambio lei non gli aveva detto il suo), se ne stava chiuso, però in fondo a lei non importava granché, ormai aveva scoperto il suo segreto.

I due protagonisti di Oggi siamo vivi sono Mathias e Renée; lui è un soldato tedesco, lei una giovane ebrea. Quando il sacerdote di un piccolo paesino delle Ardenne vede passare i due soldati americani a bordo di un veicolo, vede l’unica salvezza per la giovane Renée; li ferma chiede loro di metterla in salvo dall’avanzata tedesca perché è un’ebrea. Il prete non sa però che quei due soldati altri non sono che delle spie dell’esercito tedesco, travestite con abiti di soldati americani per infiltrarsi tra il nemico.

In realtà era frutto di una logica implacabile: affinché il gioco fosse perfetto, ovvero equilibrato, i buoni e cattivi dovevano essere l’uno lo specchio dell’altro. I buoni e i cattivi dovevano esserci, punto.

I due soldati trovano un luogo appartato per compiere il loro dovere, ossia eliminare la piccola ebrea; con il candore della neve tutta intorno a loro, Mathias alza la pistola e la punta alla testa della piccola, sa che deve spararle, ma in quel preciso istante, Renée si gira e punta il suo sguardo fiero e selvatico negli occhi di ghiaccio del tedesco. Sa che sta per morire e vuole vedere negli occhi il suo aguzzino; quello che non sa è che sarà proprio quello a salvarla. Si sente la deflagrazione di uno sparo ma a cadere al suolo è il compagno di Mathias.

Poi era arrivata Renée, a rimescolare tutto. Gli era tornata la voglia di vivere, per lei, e per se stesso. Per se stesso con lei. Sì, voleva vivere. E lo disse a Pike, il quale gli fece un sorriso dispiaciuto, perché non era previsto.

Da qui inizia la loro fuga per riuscire a sopravvivere al gelo, alla fame, alla guerra; tra di loro nasce un legame indissolubile, che nemmeno Mathias riesce a comprendere appieno. Sa che la deve odiare ma qualcosa dentro di lui è cambiato dando il via ad una nuova vita.
Il loro cammino non sarà facile, ci saranno scelte da prendere che metteranno in discussione tutto, che porteranno a rischiare le loro vite e quelle di altre persone. Si divideranno ma il filo che li lega non si spezzerà mai e infatti le loro strade ritorneranno ad essere una unica.

Quella bambina è la vita, e lo sta guardando come se lo riconoscesse, come se lo stesse aspettando. Non è lui che ha scelto di non ucciderla. Lo ha scelto lei. In quell’istante lui appartiene interamente a quella bambina ebrea, col suo vecchio cappottino tarmato e con gli scarponcini bucati, col suo sguardo selvatico e col portamento regale.

Ho trovato la scrittura dell’autrice molto scorrevole, in una giornata ho divorato questo bellissimo libro; la caratterizzazione dei personaggi è fatta benissimo, sia dei principali che di quelli secondari; ho provato la loro angoscia, la loro paura e la loro speranza.
Un libro sull’olocausto diverso dal solito; si punta più sui valori umani, alla gentilezza, alla tenerezza senza tralasciare il brutto e le vicende accadute.

Mi è piaciuto il viaggio nel passato della mente di Mathias che con i suoi ricordi ha raccontato magnificamente le atrocità successe. Davvero promosso su tutti i fronti, unica pecca per me, è stata la parte finale che ho trovato troppo affrettata in confronto a tutto il resto.
Stra consigliato!

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