Recensione Lungo petalo di mare di Isabel Allende

Con la Recensione Lungo petalo di mare di Isabel Allende, edito Feltrinelli. proseguono le mie letture alla scoperta di questa meravigliosa scrittrice.

Recensione Lungo petalo di mare di Isabel Allende

Titolo: Lungo petalo di mare Link Amazon
Titolo originale: A long petal of the sea
Autore: Isabel Allende
Editore: Feltrinelli
Data Uscita: 24 ottobre 2019
Pagine: 352
Narrazione: Terza persona, doppio pov
Finale: conclusivo

Sinossi

1939. Alla fine della Guerra civile spagnola, il giovane medico Víctor Dalmau e un’amica di famiglia, la pianista Roser Bruguera, sono costretti, come altre migliaia di spagnoli, a scappare da Barcellona. Attraversati i Pirenei, a Bordeaux, fingendosi sposati, riescono a imbarcarsi a bordo del Winnipeg, il piroscafo preso a noleggio da Pablo Neruda per portare più di duemila profughi spagnoli in Cile – il “lungo petalo di mare e neve”, nelle parole dello stesso poeta -, in cerca di quella pace che non è stata concessa loro in patria.

Lì hanno la fortuna di essere accolti con generosa benevolenza e riescono presto a integrarsi, a riprendere in mano le loro vite e a sentirsi parte del destino del paese, solo però fino al golpe che nel 1973 fa cadere il presidente Salvador Allende. E allora, ancora una volta, si ritroveranno in esilio, questa volta in Venezuela, ma, come scrive l’autrice, “se si vive abbastanza, i cerchi si chiudono”.

Recensione di Ines
Recensione di Gabriella

Recensione di Ines

Con la Recensione di Lungo petalo di mare di Isabel Allende, continua la mia scoperta dei libri di questa superlativa scrittrice. Dopo aver letto nello scorso anno La casa degli spiriti, ed essendo stata incantata dalla sua scrittura, ho deciso che pian piano voglio recuperare tutti i suoi libri tradotti qui in Italia.

Ho lasciato passare qualche giorno dalla fine della lettura e ancora non mi vengono le parole per descrivere cosa ho provato leggendolo. Mi sembrano tutte inadatte, mi sembra quasi che, usando il semplice bello, sminuisco quello che è riuscita a creare e a trasmettermi la scrittrice.
Parto con il raccontarvi un po’ quello che troverete tra le pagine, magari tra qualche minuto mi verrà l’aggettivo giusto.

Victor e Roser sono i due protagonisti principali, che raccontano le vicende attraverso i loro occhi. Queste si svolgeranno per un lungo periodo di storia dolorosissima e cruenta. Scappano dal loro paese d’origine, la Spagna, a causa della guerra per ritrovarsi in un’altra guerra in procinto d’iniziare in Francia.

Quel 3 settembre del 1939, il meraviglioso giorno dell’arrivo in Cile degli esuli spagnoli, in Europa scoppiò la Seconda guerra mondiale.

Da qui scappano aldilà dell’oceano e sbarcheranno in una nuova terra, il Cile; durante il loro percorso gli ostacoli e le perdite che dovranno affrontare saranno molte. Non si faranno demoralizzare, non si abbatteranno e non perderanno mai la speranza, anzi combatteranno più che mai.

Neruda lo avrebbe definito come un “lungo petalo di mare e vino e neve…” con un “nastro di schiuma bianca e nera”, ma tali parole non avrebbero di certo aiutato gli esuli a capire qualcosa sulla loro destinazione.

Qui avranno un po’ di anni di tranquillità ma quando tutto sembra andare per il verso giusto, dovranno scappare per l’ennesima volta: la loro nuova patria sarà quindi il Venezuela.
Dopo tutte queste peripezie, anche se così diversi e imperfetti, sono più uniti che mai e decidono di non mollare, di non soccombere, anche quando si sentono traditi da chi invece doveva proteggerli.
La loro storia è quella di un’umanità che viene sradicata dalle proprie radici, umiliata, ma mai piegata che sa rialzarsi e dimostrare tutto il suo coraggio e la sua forza donando tutta la sua solidarietà verso il prossimo.

Non poteva salvarla e non poteva immaginare di vivere senza di lei. Realizzò, spaventato, che il mezzo secolo in cui erano stati insieme era trascorso velocissimo. Dove erano andati i giorni e gli anni? Il futuro senza di lei era l’enorme casa vuota senza porte né finestre che gli appariva negli incubi. Sognava di essere in fuga dalla guerra, dal sangue e dai corpi smembrati, correva e correva nella notte e all’improvviso si ritrovava in quella stanza chiusa dove era al sicuro da tutto tranne che da se stesso.

Come anche l’altro libro che ho letto, la Allende parte un po’ in sordina, per farti entrare nella storia pian piano.
Con la sua scrittura poetica, quando arrivi alla fine, vorresti ricominciare la lettura da capo.
Come dice nei ringraziamenti finali, questo è un romanzo ma i fatti e i personaggi storici sono reali e la scrittrice è stata brava nel mantenere quest’equilibrio.

“…non cresce nulla nella penombra dei segreti, l’amore ha bisogno di luce e di spazio per espandersi…”

Ed eccomi giunta alla fine, spero di aver scritto il giusto, mi sono sentita ad un bivio: se scrivevo troppo poco mi sembrava riduttivo ma non volevo nemmeno scrivere troppo per non far perdere il gusto della lettura agli altri.
Un altro aggettivo non mi è venuto quindi, essendo io una grandissima fan degli Avenger’s, ne prendo uno in prestito dall’ultimo film uscito (Endgame). Non sto qui a dirvi come e quando è stato detto ma solo le semplici parole: TI VOGLIO BENE 3000. Ecco questo libro è BELLO 3000, che dite vi può bastare?

10

Recensione di Gabriella

Con la recensione di Lungo petalo di mare di Isabel Allende, persiste la mia idea che lei abbia un dono: rendere vero quello che scrive e renderlo magico.

Ci troviamo durante la guerra civile e Victor Dalmau, giovane studente di medicina, si trova in prima linea in quelli che sono ospedali di campo per cercare di dare il suo contributo e salvare più persone possibile. Guillem, suo fratello maggiore, si trova in prima linea a combattere sul campo, la madre Carme insegna ai ragazzi che non possono andare a scuola, suo padre, Marcel Lluis, insegnante di musica, muore improvvisamente. A causa di ciò, per la famiglia Dalmau inizia un periodo di cambiamenti. Insieme a loro si unisce Roser, una studentessa di Marcel Lluis che abitava con loro, visto che non aveva una famiglia. La storia si divide in tre parti, la prima durante la guerra civile in Spagna, la seconda quando riescono ad arrivare in Cile e la terza durante il secondo esilio.

“…Non sarebbe mai riuscito a spiegarsi per quale motivo decise di introdurre tre dita della mano destra nella spaventosa ferita, di avvolgere l’organo e di comprimerlo varie volte, in odo ritmico, con calma e naturalezza, per un lasso di tempo impossibili da ricordare, forse trenta secondi, forse un’eternità. E allora sentì che il cuore tornava a palpitare tra le sue dita, all’inizio con un tremito quasi impercettibile e poco dopo con forza e regolarità.”

Come in tutti i suoi libri, i personaggi sono molto ben delineati e “vivi”, si entra perfettamente nella loro testa e si vivono le vicende vissute che si intrecciano con gli avvenimenti storici del periodo. In questo libro, la Allende ripercorre 56 anni di storia Europea e del Sud America senza far pesare allo scrittore la lettura e riportando a galla vicende che magari non si conoscevano così approfonditamente.
Si impara la storia della guerra civile in Spagna prima dello scoppiare della seconda guerra mondiale, del Winnipeg e dei suoi oltre duemila spagnoli che partirono alla ricerca di un futuro migliore lasciandosi alle spalle il loro passato e le loro radici, al golpe in Cile e alle sue conseguenze.

“…Una banda suonava gli inni del Cile e della Spagna repubblicana, oltre all’Internazionale, accompagnata da centinaia di voci. La canzone nazionale del Cile riassumeva in poche righe, piuttosto sentimentali, lo spirito ospitale e la vocazione alla libertà del paese che li accoglieva: “Dulce patria, recibe los votos / con que Chile en tus aras juro, / que o la tumba sera de los libres, / o el asilo contra la opresion”. Sul ponte, i duri combattenti che avevano affrontato tante terribili prove piangevano.”

Conoscevo gli avvenimenti avvenuti in Cile anche per averne letto in La casa degli spiriti, ma nonostante si parlasse dello stesso argomento, mi sono trovata a conoscere dei dettagli che ignoravo totalmente e così anche in un libro completamente nuovo che mai avrei pensato di leggere.

“…Sognò di nuovo Lazaro, il piccolo soldato che aveva strappato alla morte sulla banchina della Estacion del Norte, durante la Guerra civile. L’incubo ricorrente di Lazaro, con il suo cuore su un vassoio, si trasformò in un sogno luminoso in cui il ragazzo andava in giro con una finestra aperta nel petto all’interno della quale il suo cuore batteva in perfetta salute incorniciato da raggi dorati, come un’immagine del Sacro Cuore di Gesù.”

Sono arrivata alla fine del libro rendendomi conto che i due personaggi principali, Victor e Roser, hanno vissuto una vita talmente piena che sembra anche troppo per un’unica vita ma, allo stesso tempo, così piena che non puoi non pensare che siano delle vite che hanno vissuto realmente e che non si sono mai arresi davanti a nulla.
Alla fine del libro, nonostante tutto, ne avrei voluto ancora e non staccarmi mai da loro.

Ricco e commovente, che ti lascia completamente appagata dal libro. Assolutamente bellissimo. Confermo ancora una volta che Isabel Allende ha una dote: riuscire a catapultarti nel libro senza che te ne renda conto.

dieci

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