Recensione L’eleganza del riccio di Muriel Barbery

Con la Recensione di oggi, vi parliamo de L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. Un libro che è stato il caso editoriale nel 2007 in Francia. Ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie a un impressionante passaparola e ha vinto il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi. Stiamo parlando

Recensione L'eleganza del riccio di Muriel Barbery

Titolo: L’eleganza del riccio Link Amazon
Titolo originale: L’Élégance du hérisson 
Autore: Muriel Barbery
Editore: Edizioni e/o
Data Uscita: 1 gennaio 2014
Pagine: 318
Narrazione: Prima persona, doppio pov
Finale: conclusivo

Sinossi

Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque.

Tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant… dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno).

Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Recensione di Giulia

Ho iniziato la lettura de L’eleganza del riccio grazie a una sfida che ho dovuto fare per una Challenge a cui sto partecipando.
Ottimista, per aver letto delle belle recensione sul libro e aver letto una trama che sembrava interessante, ho iniziato questa nuova avventura.

Beh, devo dire che ci sono rimasta davvero male! Ma iniziamo dal principio…
Renée è una donna di cinquantaquattro anni e che fa la portiera da ventisette in un palazzo molto chic di a. La sua vita è stata sempre una vita mediocre ma nasconde un segreto, lei infatti in realtà non è la solita portinaia impicciona e basta, ma ha un’intelligenza e una cultura che cerca di nascondere a tutti quelli che vivono lì.

Paloma è una dodicenne che vive con i suoi genitori e sua sorella proprio in quel palazzo. Anche lei, come Renée, è molto intelligente, così intelligente che sa già che crescendo, la vita da adulti sarà difficile. Non trovando quindi un motivo per vivere, ha deciso che il girono del suo tredicesimo compleanno morirà.

“Insomma, penso che il gatto sia un totem moderno. Nonostante tutte le parole, nonostante tutti i bei discorsi sull’evoluzione, la civilizzazione e un mucchio di altri termini in -zione, fin dai suoi esordi l’uomo non ha fatto molti progressi: crede ancora di non essere qui per caso e che ci siano degli dèi, perlopiù benevoli, a vegliare sul suo destino.”

La storia si svolge tutta in quel condominio dove abitano persone altolocate di ogni tipo. Renée guarda tutti i giorni il via vai di quella gente e ascolta i vari pettegolezzi che girano.
Tutto procede in tranquillità finché un giorno non viene a mancare il critico gastronomico che viveva al quarto piano.
Al suo posto arriva Kakuro Ozu che scombinerà la vita sia a Paloma che a Renée.

Quindi non bisogna affatto dimenticare. Occorre vivere con la certezza che invecchieremo e che non sarà né bello né piacevole né allegro. E ripetersi che ciò che conta è adesso: costruire ora qualcosa, a ogni costo, con tutte le nostre forze. Avere sempre in testa la casa di riposo per superarsi continuamente e rendere ogni giorno imperituro. Scalare passo dopo passo il proprio Everest personale, e farlo in modo tale che ogni passo sia un pezzetto di eternità.
Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.”

Il libro è un intreccio tra la storia generale e pensieri filosofici e psicologici dei protagonisti che spesso si perdono per un nonnulla. Basti pensare che per un quadro, la scrittrice ha messo giù circa dieci pagine sulla descrizione dello stesso e su quello che Renée prova nel guardarlo.
Questa cosa rende la storia alquanto pesante in molto punti, oltre al fatto che non si comprende bene neanche il motivo per cui Renée si affanni tanto dal nascondere il fatto che ama leggere libri classici e per questo sia una persona acculturata, sebbene sia andata poco a scuola.

“Ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”

Insomma, a parte alcuni punti molto belli dove Muriel Barbery mi ha fatto molto pensare, non ho trovato quasi nulla che mi piacesse.
A parte Ozu, (motivo per cui do un 5 e non un 4) i personaggi sono un po’ insipidi e poco accattivanti.
Consiglio di leggere L’eleganza del riccio agli amanti della filosofia che, sono sicura, riusciranno a capire meglio di me questo libro. Per gli altri, direi di passare oltre.

ps.- Ho scoperto poi che il libro è tratto da un film “il riccio”. Per curiosità l’ho visto, devo dire che per la prima volta mi sono ritrovata a dire che il film è meglio del libro stesso!

cinque

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