Recensione Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne

Buon sabato lettori, oggi con la Recensione de Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne, vi parleremo di un famosissimo libro che tratta il tema dell’olocausto. Visto che è passato da pochi giorni la giornata della memoria noi volevamo rendere omaggio così.

Recensione Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne

Titolo: Il bambino con il pigiama a righe Link Amazon
Titolo originale: The Boy in the Striped Pajamas 
Autore: John Boyne
Editore: Rizzoli
Data Uscita: 19 gennaio 2021
Pagine: 274
Narrazione: Prima persona,
Finale: conclusivo           

Sinossi

Berlino, 1942. Bruno ha nove anni e ha appena scoperto che dovrà trasferirsi lontano, perché il papà ha ricevuto una promozione. Ma la nuova casa non è proprio come se l’aspettava: è un luogo desolato, e noioso. Un’alta recinzione di filo spinato separa Bruno dalle altre persone e dal suo unico amico: Shmuel, un bambino come lui, ma dalla vita molto diversa. Illustrazioni di Oliver Jeflfers

Recensione di Ines

Con la Recensione de Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne, siamo tornati in un periodo storico che tutti vorremmo cancellare ma che non si può dimenticare per le atrocità commesse.
Non so da dove iniziare a raccontarvi di questo libro, perché credo che la maggior parte conosca già la trama. Partiamo dicendo che dallo scritto è stato tratto il film omonimo, che avrò visto minimo dieci volte e che a grandi linee ha mantenuto il grosso della trama del libro.

Questa è la storia di Bruno e della sua famiglia. Tutto questo è accaduto tanto tempo fa e non dovrebbe più accadere. Non oggi.

I protagonisti sono Bruno, un bambino tedesco di nove anni e Shmuel un suo coetaneo ebreo.
Tutto ha inizio quando la famiglia di Bruno deve trasferirsi perché il padre ha ottenuto un nuovo incarico. A Bruno non piace per niente dove è situata la nuova casa e poi qui non ci sono bambini con i quali giocare.

Bruno: «Potresti venire a cena da noi una sera, ti va? »
Shmuel: «No, io credo di no, come passo la rete? »
Bruno: «Ma questa è per non far scappare gli animali, no?! »
Shmuel: «Gli animali? No, è per non far scappare le persone! »
Bruno: «Cioè, vuoi dire che tu non puoi uscire? Perché? Hai fatto qualcosa che non va? »
Shmuel: «Io sono ebreo.»

Un bel giorno, per vincere la noia, Bruno decide che è giunto il momento di esplorare il giardino e i campi che circondano la casa: vuole scoprire dove finisce l’alta palizzata col filo spinato che separa la sua casa da un campo dove ci sono case grandi e singolari e la gente indossa il pigiama a righe per marciare e lavorare ogni giorno.

“E’ così ingiusto” disse Bruno. “Non capisco perchè io devo essere prigioniero da questa parte della rete dove non c’è nessuno con cui parlare e giocare, mentre tu hai molti amici con cui probabilmente giochi per ore ogni giorno. Ne parlerò con mio padre”

Dopo aver camminato all’incirca un’ora, Bruno non riesce a trovare la fine della barriera, ma incontra un bambino molto magro che indossa pure lui un pigiama a righe e che se ne sta seduto sul terreno polveroso.
Bruno è felice, finalmente ha trovato un’amico! Da qui iniziano le domande. Perché si trova dall’altra parte della rete? Perché non può andare anche lui di là a giocare? Perché il suo papà e gli altri soldati li odiano? Ma, soprattutto, chi sono tutte quelle persone con il pigiama a righe?

Bruno non sa darsi delle risposte a nessuna di queste domande e non trova esaurienti quelle che la famiglia gli propina. L’unica cosa che importa è che la sua amicizia con Shmuel può superare il filo spinato.

Bruno aggrottò la fronte. Pensò alla gente col pigiama a righe e si chiese che cosa stava succedendo ad Auscit e che forse era una brutta cosa, se faceva sembrare le persone così malate. Nulla di tutto questo aveva un senso…

In questa edizione troviamo anche delle illustrazioni che accompagnano la narrazione della vicenda e questo mi è piaciuto tantissimo. Lo stile di scrittura è semplice e diretto, ti tiene incollato alle pagine del libro anche se ci sono delle inesattezze storiche ed è proprio per questo motivo che non ho dato il massimo dei voti.

“Tu sei il mio migliore amico, Shmuel” disse “Il mio amico per la pelle.”

Una storia che anche se inverosimile, ti stringe il cuore e non puoi non commuoverti.
I personaggi sono ben caratterizzati e il messaggio che traspare leggendo questo libro è che agli occhi dei bambini non contano le differenze di razza, da dove si proviene, per loro siamo tutti uguali e noi grandi dovremmo imparare questo da loro.
Lo consiglio.

otto

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