Recensione Il calice proibito di Dario Galimberti

Con la Recensione de Il calice proibito di Dario Galimberti, in questa domenica di fine febbraio vi parlo di un thriller ambientato tra Svizzera, Germania e Stati Uniti.

Recensione Il calice proibito di Dario Galimberti

Titolo: Il calice proibito Link Amazon
Autore: Dario Galimberti
Editore: Libromania
Data Uscita: 22 febbraio 2017
Pagine: 256
Narrazione: Terza persona
Finale: conclusivo           

Sinossi

Regna ormai il silenzio quando Mia trova la forza di uscire dal suo nascondiglio di fortuna. Poche ore prima qualcuno si era introdotto in casa, senza accorgersi della sua presenza. Li ha sentiti rovistare a lungo e meticolosamente in tutte le stanze, prima di allontanarsi portandosi via i rilievi faticosamente realizzati nella Domus Rhenus: il primo incarico importante nella sua giovane carriera di architetto perduto per sempre. Chi può essere interessato a quei disegni fatti al solo scopo di pubblicizzare il sito archeologico di Augusta Raurica in Svizzera?

Con l’aiuto del suo professore e di pochi fidati amici, Mia non tarda a rendersi conto che i suoi progetti rivelano una mappa che porta a un tesoro ambito da molti: i calici di Licurgo, coppe di epoca romana dalle proprietà straordinarie. Decide quindi di ricostruire la storia dei calici prodigiosi per soddisfare la sua sete di verità e giustizia ed evitare che cadano nelle mani sbagliate, ma non sa quali nemici dovrà combattere e quanto siano potenti le organizzazioni che la spiano, le danno la caccia e sono pronte a tutto pur di ostacolare la sua ricerca.

Recensione di Ines

Ed eccomi qui con la Recensione de Il calice proibito di Dario Galimberti, che ho letto per una delle tante Challenge alle quali partecipo. Grazie ad una compagna di squadra che mi ha consigliato questo libro, ho conosciuto questo nuovo scrittore. La scrittura di per sé non mi è dispiaciuta, anche se ho trovato delle pecche ogni tanto ecco perché del mio voto.

La protagonista è Mia, una neo laureanda in architettura, alla quale viene affidato il suo primo prestigioso incarico. Dovrà rilevare una domus romana ad Augusta Raunica, un sito archeologico svizzero tra i più conosciuti. Terminati i rilevamenti e risistemandoli è ormai pronta a consegnare il materiale; la notte prima della consegna, però, nel suo appartamento che condivide con i due suoi più cari amici, qualcuno entra in casa per derubarla. Lei si salva nascondendosi sotto al letto ma alla luce del giorno capisce che il furto era mirato e che erano i suoi disegni che cercavano.

In una vetrina, sostenuta da un supporto in plexiglas e con il numero diciannove, la coppa diatreta risplendeva sulle altre. I tre giovani la guardavano ammutoliti e conquistati. Quanto sapevano sulle potenzialità intrinseche, nascoste in quell’artigianato, amplificò il fascino che già emanava l’oggetto.

Il suo lavoro è andato perso, la sua carriera può dirsi finita eppure non capisce cosa ci possa essere stato di così importante nei suoi disegni, anche perché sarebbero stati resi pubblici di lì a poco.
Grazie all’aiuto del suo professore, della sorella e dei suoi amici fidati, Mia riesce a trovare il filo conduttore di quello che le è successo e vuole a tutti i costi scoprire chi si cela dietro a tutto.

Questo è il primo libro che leggo di questo autore e la scrittura è stata scorrevole, non ho trovato difficoltà nel leggerlo anche se ogni tanto si trovavano delle specifiche tecniche.
I personaggi di per sé però non li ho trovati ben caratterizzati, non si capisce molto il loro carattere e forse per questo non sono entrata in empatia con loro. Cosa che quando leggo mi piace provare. Mi aspettavo un po’ più di suspense e di batticuore cosa che, leggendo un thriller, mi sento in dovere di trovare.
Diciamo che il materiale e la storia erano molto interessanti ma che, purtroppo, in molti punti l’ho trovato molto frettoloso, soprattutto nel finale.

“Si può sapere cosa state cercando?” chiese Philo senza un particolare interesse. “Un calice di vetro.” “Un calice di vetro, tipo il Santo Graal” disse ridacchiando Philo Barnesky.

In definitiva è un libro che si fa leggere velocemente ma che è senza infamia e senza lode, quindi non mi sento di consigliarlo.

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