Recensione La briscola in cinque di Marco Malvaldi

La briscola in cinque di Marco Malvaldi

Con la recensione di La briscola in cinque, andiamo a conoscere questo scrittore italiano Marco Malvaldi e il suo primo libro della serie Il BarLume edito da Sellerio editore Palermo che racconta come questo barista di nome Massimo, riesce ad investigare su questi fatti criminali che avvengono in prossimità del bar.

La briscola in cinque di Marco Malvaldi

Titolo: La briscola in cinque Link Amazon
Serie: Il BarLume #1
Autore: Marco Malvaldi
Editore: Sellerio editore Palermo
Data Uscita: 2007
Pagine: 163
Finale: conclusivo

Serie Il BarLume:
01. La briscola in cinque
02. Il gioco delle tre carte
03. Il re dei giochi
04. La carta più alta
05. Il telefono senza fili
06. La battaglia navale
07. A bocce ferme
08. Sei casi al BarLume

Sinossi

La rivalsa dei pensionati. Da un cassonetto dell’immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno, l’immaginaria Pineta, “diventata località balneare di moda a tutti gli effetti, e quindi la Pro Loco sta inesorabilmente estinguendo le categorie dei vecchietti rivoltandogli contro l’architettura del paese: dove c’era il bar con le bocce hanno messo un discopub all’aperto, in pineta al posto del parco giochi per i nipoti si è materializzata una palestra da body-building all’aperto, e non si trova più una panchina, solo rastrelliere per le moto”. L’omicidio ha l’ovvio aspetto di un brutto affare tra droga e sesso, anche a causa della licenziosa condotta che teneva la vittima, viziata figlia di buona famiglia.

E i sospetti cadono su due amici della ragazzina nel giro delle discoteche. Ma caso vuole che, per amor di maldicenza e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del BarLume e il suo barista. In realtà è quest’ultimo il vero svogliato investigatore. I pensionati fanno da apparato all’indagine, la discutono, la spogliano, la raffinano, passandola a un comico setaccio di irriverenze. Sicché, sotto all’intrigo giallo, spunta la vita di una provincia ricca, civile, dai modi spicci e dallo spirito iperbolico, che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico modellato dalla televisione.

Recensione di Gabriella

Al BarLume si presenta un ragazzo mezzo ubriaco dicendo di aver bisogno di un telefono per fare una telefonata. Questi chiama la polizia dicendo di aver appena trovato il cadavere di una ragazza, ma il centralino pensa che sia uno scherzo e mette giù. Massimo, il gestore del bar, sentendo la telefonata chiede al ragazzo di fargli vedere dove l’ha visto e inizia così per lui una nuova avventura dove si ritrova ad aiutare la polizia locale a investigare e a scoprire cosa è realmente accaduto.

“Il gruppetto fuori dal BarLume, nel pieno centro di Pineta, è di quattro vecchietti belli arzilli, del tipo comune da queste parti; i due partiti concorrenti, costituiti dai vecchi con bastone e nipotino e dalle vecchie che fanno la calza sull’uscio, non sono numericamente all’altezza e se ne vedono sempre meno in giro.”

“-E il caffè?
-Non me l’ha fatto.
-Non te l’ha fatto? E perché?
-Dice che è troppo caldo.
-Ma saranno cazzi mia se è troppo caldo o no per bere il caffè? Già che c’è quel cauterio della mi’ figliola a contammi le sigarette, ora anche il barrista ci si mette a preoccupassi della mi’ salute? Ora mi sente!!”

Questo libro mi ha un po’ divisa: da una parte l’ho trovato esilarante con i suoi protagonisti, primi tra tutti i quattro vecchietti clienti fissi del bar che con le loro battute rendono il libro molto leggero e ti fanno amare tantissimo i personaggi. Uno di loro, non è altro che il nonno di Massimo. Dall’altra parte, invece, mi ha lasciata un po’ perplessa in quanto si può dire che non è il classico giallo dove l’autore ti porta con una serie di indizi a scoprire cosa è realmente accaduto. In realtà, ho scoperto solamente nell’epilogo cosa è successo davvero, non ho trovato indizi all’interno del libro che mi potessero portare a quella conclusione.

“-Cognome e nome?
-Massimo Viviani, cioè Viviani Massimo.
-Nato?
-Certo, sennò non sarei qui.

-Vuol essere così esauriente da dirmi anche dove e quando?
-Pisa, cinque febbraio millenovecentosessantanove.
-Grazie. Professione?
-Barrista. “

La scrittura è scorrevole, ma ha delle carenze, non sempre si capisce chi sta dicendo cosa e non si riesce a “visualizzare” bene i personaggi secondari.

“Drriiiiiin.
Drriiiiiin.
Drriiiiiin.

-Pronto?
-Pronto, sono Aldo.
-Pronto?
-Pronto Massimo, sono Aldo. Ti volevo…
-Pronto? Non sento niente.

-Massimo, sono Aldo… – disse Aldo un pò più forte.
-Parlate più forte. Non sento quasi nulla.
-Mas-si-mo – urlò Aldo scandendo bene – han-no chia-ma-to dal com-mis-sa-ria-to. Vo-glio-no…
-È inutile che urliate in questo modo – disse calma la voce di Massimo. – Questa è una segreteria telefonica. Lasciate un messaggio dopo il bip.
-Ma vai in culo, vai… – disse Aldo dopo un breve sconcerto.”

Libro da sotto l’ombrellone, senza troppe pretese.

Sette

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