Recensione Non pensavo di amarti ancora di Penelope Ward

Con la Recensione di Non pensavo di amarti ancora, torniamo a parlare di Penelope Ward, ma stavolta da sola. Andiamo a vedere di cosa parla questo libro autoconclusivo!

Recensione Non pensavo di amarti ancora di Penelope Ward

Titolo: Non pensavo di amarti ancora Link Amazon
Titolo originale: Drunk dial
Autore: Penelope Ward
Editore: Newton compton
Data Uscita: 24settembre 2018
Pagine: 287
Narrazione: Prima persona, pov della protagonista
Finale: conclusivo

Sinossi

Lì per lì ho pensato che fosse un’ottima idea. Chiamare all’improvviso al telefono Landon Roderick, per cui ho una cotta dai tempi dell’infanzia, mi è sembrata la cosa giusta da fare. Il fatto che fossi ubriaca e stessi passando sopra a tredici anni di emozioni contrastanti con uno stupido scherzo telefonico, invece, non mi è nemmeno passato per l’anticamera del cervello. Ma poi Landon ha richiamato. Ci siamo ritrovati a passare le settimane seguenti al telefono, cercando di gestire l’intensa connessione che il suono delle nostre voci aveva risvegliato.

È possibile desiderare qualcuno che si trova a chilometri di distanza? Durante tutte quelle ore passate a chiacchierare, mi sono chiesta che cosa sarebbe potuto succedere se ci fossimo incontrati. Farmi vedere da lui, però, era fuori discussione. Era da prima di compiere quindici anni che non uscivo con un ragazzo e non avevo intenzione di fare un’eccezione proprio per Landon Roderick. Ma il destino aveva altri piani, per noi. Un incidente con lo skateboard, Landon finisce in ospedale ed eccomi su un volo per Los Angeles: l’errore più grosso che abbia mai commesso o la cosa migliore che mi sia capitata? 

Recensione di Giulia

La maggior parte delle volte che leggo Penelope Ward è quando scrive in coppia con Vi Keeland, ma questa trama mi aveva così appassionata che ho deciso di vedere come fosse. Anche perché adoro le second chance, soprattutto quando i protagonisti non si vedono da quando erano ragazzi.
Rana e Landon hanno vissuto qualche anno come “vicini” di casa, i genitori di Rana avevano preso in affitto il garage dei genitori di Landon che era diventato un appartamento.

I due hanno trascorso parecchi pomeriggi insieme ed erano molto amici, anche se Landon la prendeva sempre in giro chiamandola Rana Banana e lei aveva un bella cotta per lui.
Un giorno, però, il padre di Rana decide all’improvviso di fare i bagagli e portare tutti via da lì e Rana non ha avuto nemmeno l’occasione di salutare il suo amico.

Una sera di tredici anni dopo, Rana è appena tornata a casa dal lavoro (balla danza del ventre in un ristorante greco) e da ubriaca decide di cercare il numero di Landon e di chiamarlo per riversare su di lui tutta la rabbia che ha da anni per il fatto che i suoi genitori li avessero sfrattati a quel tempo.
Da quella sera, i due si sentiranno tutti i giorni, raccontandosi la loro vita dall’ultima volta che si erano visti.

“-Non provare a trattenerti, con me. Chiedimi tutto quello che vuoi. Però stai attenta, perché te lo darò.-“

Entrambi, però, hanno un segreto di cui hanno paura a dire all’altro, pensando che poi il loro rapporto potrebbe spezzarsi per sempre. Devono quindi fare un atto di coraggio e fidarsi dei propri sentimenti e del fatto che quel legame che hanno di nuovo stretto è più forte di quanto pensino.

Inizio con il dire che se la scrittura in sé non fosse stata così e se non fossi stata curiosa di sapere quali fossero i segreti che i protagonisti nascondevano, avrei di certo bocciato questo libro.
Sia Rana che Landon sono dei personaggi abbastanza noiosi, per non parlare del nome di lei che ogni volta che lo leggevo mi veniva da ridere.
La storia di base era davvero carina, poteva essere scritta decisamente meglio e i dialoghi spesso sono futili e banali.

Certo non aiuta il fatto che come al solito la traduzione non sia curata bene e che i refusi siano sempre dietro l’angolo, ma stavolta Penelope Ward ha fatto flop.
La prima parte del racconto si salva perché attendi con impazienza che i due si incontrino e anche sapere il motivo per cui lei non vuole che lui la veda in viso, ma per il resto non ci siamo proprio.

“Il problema con una cosa così bella era che non bastava mai.”

Un’altra cosa che potrei salvare è il finale, mi è piaciuto il coinvolgimento di Lilith e di cosa si scopre alla fine.
Insomma, un libro che si legge bene ma che non vedi l’ora di finire, dei personaggi che proprio non mi sono entrati dentro e il padre di lei che parla come un robot (okay, lo abbiamo capito che è straniero).

“-…Ho così tanti difetti.- -Sì, be’, ce li hanno anche i diamanti più belli. Non c’è niente di male ad avere dei difetti. Sono quelli a renderci umani.- Piegando la testa all’indietro, feci un profondo respiro e mi presi il tempo di assimilare le sue parole. In qualche modo, sapevo che non le avrei più dimenticate, per tutta la vita.

Consiglio il libro solo a chi ha voglia di leggere qualcosa di molto leggero e per chi ha poche pretese riguardo la storia e i personaggi!

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