Recensione Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin

Con la Recensione di Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, vi parliamo della nostra LDG di Novembre. Venite a vedere cosa ne pensiamo!

Recensione Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin

Titolo: Cambiare l’acqua ai fiori Link Amazon
Titolo originale: Changer l’eau des fleurs
Autore: Valérie Perrin
Editore: Edizioni e/o
Data Uscita: 10 luglio 2019
Pagine: 482
Narrazione: Prima persona, pov multiplo
Finale: conclusivo

Sinossi

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.

Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime che parevano nere si rivelano luminose.

Recensione di Giulia
Recensione di Gabriella

Recensione di Giulia

Cambiare l’acqua ai fiori è stata la nostra LDG di questo mese. Visto l’enorme successo riscosso in quest’ultimo periodo, abbiamo deciso anche noi di vedere se fosse davvero un bel libro o meno.

La storia si svolge tra passato e presente. È il 2017, l’autrice ci racconta la storia di Violette, la guardiana del cimitero di Brancion-en-Chalon, e di come è arrivata a fare quel lavoro. Il passato, invece, racconta la storia che va dal 1986 al 1996 circa.
Intorno a lei vengono presentati anche altri personaggi come i fratelli Lucchini, Nono e padre Cédric che spesso vanno a trovare Violette nella sua casa all’interno del cimitero. O come Sasha, ex guardiano e di cui Violette aveva preso il posto.

Tutto ciò che sappiamo della protagonista è che è rimasta incinta a soli diciotto anni, che si è sposata poco dopo con Philippe, un ragazzo che ha amato tantissimo ma che, con il passare del tempo, le diventa estraneo, soprattutto dopo che nasce la loro bambina.

“Ma siccome l’infelicità non mi era mai piaciuta ho deciso che non sarebbe durata. La sfortuna deve pur finire, prima o poi.”

Devo ammettere che ho sempre un po’ di timore a leggere libri che sono osannati da tutti perché, puntualmente, vengo delusa per le troppe aspettative che mi faccio. Stavolta, però, ho avuto una bella sorpresa, ho trovato un libro che mi ha preso sempre di più a ogni pagina che leggevo.

Non sapendo nemmeno di cosa parlasse il libro, sono stata colpita da una storia che parla di vita vera con i suoi alti e soprattutto con i suoi bassi. Di una protagonista per nulla perfetta e con una vita alquanto triste, ma che riesce a trovare la forza di vivere.

“È un lusso essere proprietari del proprio tempo, lo ritengo uno dei più grandi lussi che l’essere umano possa concedersi.”

Cosa che mi è piaciuta più di tutte è stato il fatto di dover scoprire una situazione che è successa molti anni prima. Valérie Perrin è riuscita a dare degli assaggi per tutto il libro, fino alla conclusione finale che mi ha lasciata davvero a bocca aperta!

Unica piccola pecca sono alcuni dialoghi non molto scorrevoli che mi hanno fatto storcere un po’ il naso ma sembra una caratteristica della narrativa francese. Molto ben descritti invece i paesaggi e i personaggi.

“Mi ero messa un cappotto blu marine sopra un vestito rosso carminio. Il cappotto era abbottonato fino al collo. Sembravo la notte, ma sotto indossavo il giorno.”

Un libro che consiglio vivamente a tutti di leggere in quanto è una storia piena di sfumature e mai noiosa, sebbene ambientata per lo più in un cimitero . Proverò a leggere altro di questa autrice.

Recensione di Gabriella

Violette Toussant è guardiana in un cimitero. Un giorno spunta un poliziotto che le chiede di un defunto e che la madre ha chiesto nelle sue ultime volontà di mettere la sua urna insieme alla tomba di questo sconosciuto. Da quel momento le cose prendono una piega diversa per Violette e la sua vita verrà stravolta.

“Perché si va verso certi libri come si va verso certe persone? Perché siamo attratti da determinate copertine come lo siamo da uno sguardo, da una voce che ci sembra conosciuta, già sentita, una voce che ci toglie dal nostro percorso, ci fa alzare gli occhi, attira la nostra attenzione e cambierà forse il corso della nostra esistenza?”

Secondo libro della nostra LDG, questa volta la responsabilità era mia se il libro non meritava e invece… direi che è andata molto bene! Giro dietro a questo libro da mesi, la scorsa estate me lo trovavo davanti ovunque andassi. Al supermercato sempre in prima posizione come vendite, al mare qualcuno che lo leggeva in spiaggia c’era sempre; al bar a prendere il gelato con i bambini stessa cosa. Rientro dalle vacanze e una mia amica mi dice. “Mi è tornata la voglia di leggere, guarda cosa ho letto!” Inutile specificare che il libro incriminato fosse proprio quello. Alla fine me lo presta e rimane sul comodino per mesi, finchè lo propongo alle mie “socie” e decidiamo di leggerlo insieme.

“Quando Gabriel Prudent si rivolgeva alla giuria le sue mani si aprivano, quando si rivolgeva al sostituto procuratore si chiudevano, talmente contratte da sembrare rattrappite, come se tornassero alla loro vera età. Quando guardava il presidente si bloccavano, quando osservava il pubblico non riuscivano a stare ferme, come due adolescenti sovreccitate, e quando si rivolgeva all’imputato si giungevano, si rannicchiavano l’una contro l’altra come due gattini alla ricerca di calore. In pochi secondi passavano dalla chiusura alla gioia, dal ritegno alla libertà, poi ripartivano verso una specie di preghiera, di supplica. In realtà le mani non facevano altro che mimare le sue parole.”

I personaggi credo che siano veramente ben strutturati, sicuramente Valérie Perrin, tra l’altro fotografa di produzione, sa come si fa, di esempi ne avrà visti parecchi nel suo lavoro.
Violette è assolutamente reale, con le sue imperfezioni e i suoi punti forti. Ha avuto una vita da schifo, sotto questo punto di vista direi che non si è fatta mancare proprio niente.
Il marito Philippe Toussant un uomo inutile, oltre alla sua apparente bellezza credo non abbia nulla, ma sicuramente doveva far parte della storia, senza di lui non avrebbe avuto senso.
Tutti i personaggi sono li per un motivo ben valido, non perchè servivano da contorno.
Le descrizioni sono fatte in maniera perfetta, pura poesia.

La storia è strappalacrime, soprattutto in un punto (non vi dirò quale) ho versato calde lacrime, ma non mi sono mai pentita di averlo letto.

“<<Vorrei che questa storia… l’incontro tra mia madre e quell’uomo, serva a questo, serva a noi>>.
<<Ma io non sono idonea>>.
<<Idonea?>>.
<<Sì, idonea>>.
<<Non stiamo parlando di servizio militare>>.
<<Sono disadattata, spezzata. Con me non è possibile l’amore. Sono invisibile, più morta dei fantasmi che si aggirano nel mio cimitero. Non lo capisci? È impossibile>>.”

Mi è piaciuto molto anche il continuo intrecciarsi della vita di Violette e del suo raccontare dei vari personaggi che ha trovato già al cimitero dove lei fa la custode, sia quelli in vita che non.

Insomma che dire: leggerò sicuramente altro di questa scrittrice e per chi non lo avesse ancora fatto, consiglio caldamente di leggere questo libro che ti spezza in due. Sicuramente questo libro entrerà a pieno titolo tra i miei Best!

dieci

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