Recensione Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Il buio oltre la siepe di Harper Lee

La recensione che vi proponiamo oggi è Il buio oltre la siepe di Harper Lee edito dalla Feltrinelli. Questo romanzo è stato consigliato da Barack Obama contro ogni razzismo e discriminazione.

Nelle Harper Lee (Monroeville, 1926-2016), originaria dell’Alabama, studiò legge e poi si impiegò a New York presso una compagnia aerea. Amica di Truman Capote da quando aveva tre anni, fu consigliata da lui a mettere per iscritto i racconti che lei gli andava facendo della propria infanzia. Un giorno, abbandonò l’impiego per scrivere il suo libro: nacque così Il buio oltre la siepe, pubblicato nel 1960 (tradotto in Italia da Feltrinelli nello stesso anno), che le valse un immediato e strepitoso successo di pubblico e il premio Pulitzer 1960. Nel 2007 le è stata conferita dal presidente Bush la prestigiosa Medaglia della Libertà per i suoi meriti letterari. Feltrinelli ha anche pubblicato Và, metti una sentinella (2015), il romanzo ritrovato di Harper Lee, ambientato vent’anni dopo il suo capolavoro.

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Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Titolo: Il buio oltre la siepe Link Amazon
Titolo originale: To Kill a Mockingbird
Autore: Harper Lee
Editore: Feltrinelli
Data Uscita: 25 Febbraio 2013
Pagine: 304
Narrazione: Prima persona
Finale: conclusivo

Sinossi

In una sonnolenta cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti l’avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un afroamericano accusato di aver stuprato una ragazza bianca. Riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte. Questo, in poche righe, l’episodio centrale di un romanzo che da quando è stato pubblicato, oltre cinquant’anni fa, non ha più smesso di appassionare non soltanto i lettori degli Stati Uniti, ma quelli di tutti i paesi del mondo dove è stato tradotto.

Non si esagera dicendo che non c’è americano che non l’abbia letto da bambino o da adolescente e che non l’abbia consigliato a figli e nipoti. Eppure non è un libro per ragazzi, ma un affresco colorito e divertente della vita nel Sud ai tempi delle grandi piantagioni di cotone, dei braccianti neri che le coltivavano, delle cuoche di colore che allevavano i figli dei discendenti delle grandi famiglie dell’Ottocento, della white trash, i “bianchi poveri” abbrutiti e alcolizzati; e anche, purtroppo, delle sentenze sommarie di giurie razziste e degli ultimi linciaggi americani della storia.

Quale il segreto della forza di questo libro? La sua voce narrante, che è quella della piccola Scout, la figlia di Atticus, una Huckleberry Finn in salopette (dire “in gonnella” sarebbe inesatto, perché Scout è una maschiaccia impertinente e odia vestirsi da donna) che, ora sola ora in compagnia del fratello maggiore e del loro amico più caro (ispirato all’autrice dal suo amico d’infanzia Truman Capote), ci racconta la storia di Maycomb, Alabama, della propria famiglia, delle pettegole signore della buona società che vorrebbero farla diventare una di loro, di bianchi e neri per lei tutti uguali, e della vana battaglia paterna per salvare la vita di un innocente.

Recensione di Gabriella

La storia viene raccontata da Jean Louis Finch detta Scout, sorella di Jem e figlia di Atticus, onesto avvocato della cittadina di Maycomb nel sud degli Stati Uniti. Racconta la sua vita e di come viene stravolta in quanto al padre viene nominato d’ufficio una causa che riguarda una violenza carnale da parte di un uomo di colore nei confronti di una ragazza e che rimane l’argomento centrale del libro.

Inizialmente questo libro parte un po’ in sordina, Scout racconta con la sua giovane età, la vita, i suoi amici, i suoi rapporti con la scuola e in particolar modo il rapporto che ha con i suoi vicini di casa.

I personaggi li ho trovati veramente molto ben descritti, è stato come trovarsi nella via dell’abitazione di Scout e avere rapporti con i vicini, con Atticus, con Calpurnia, Jem e Dill. Bello il legame che Scout e Jem hanno con Atticus, il loro padre, è quasi un rapporto impostato sulla parità, di un uomo che quasi non si sente all’altezza del compito che ha nei loro confronti e su come lo vedono i suoi figli che inizialmente non si rendono conto di quanto possa valere.

“Nostro padre non faceva niente. Lavorava in ufficio, non in una drogheria. Non guidava l’autocarro della nettezza urbana, non era sceriffo, non lavorava la terra né faceva il meccanico: non faceva nulla per cui si potesse ammirarlo, per un verso o per l’altro.”

La storia l’ho trovata veramente ben scritta e raccontata, magari parte un pò in sordina ma serve a far capire il tipo di ambiente in cui questa bambina di 6-7-8 anni vive. Il libro ne racconta suoi tre anni di vita, dalla prima elementare alla terza, ma soffermandosi in particolar modo durante i suoi 7 anni che è il periodo in cui il padre si trova a difendere questo ragazzo di colore accusato di violenza. Penso racconti molto bene l’ambiente e il tipo di vita che si viveva in quegli anni. La suspense non manca per tutto il libro.

“-E allora che cosa fece?-
“-Corsi a cercare tate più presto che potevo. Sapevo benissimo chi era stato, sapevo che viveva laggiù in quella tana di negri e che passava davanti a casa mia tutti i giorni. Giudice, sono quindici anni che ho chiesto a questa contea di ripulire quella tana laggiù,
perché sono pericolosi a viverci vicino, senza dire che mi svalutano la proprietà…-“

La parte del processo, naturalmente dal punto di vista di una bambina, è raccontato veramente bene anche se presenta dei buchi dovuti a un allontanamento di Scout durante il processo.

Consiglio tantissimo questo libro che nonostante sia stato scritto ben sessant’anni fa ritrova degli argomenti che sono sempre attuali come il razzismo.
Chi cerca un libro di Narrativa con la N maiuscola senza rimanere deluso, sicuramente questo è il libro che fa per lui.

dieci

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