Recensione Figlie del mare di Mary Lynn Bracht

Figlie del mare di Mary Lynn Bracht

La recensione che vi proponiamo oggi è Figlie del mare di Mary Lynn Bracht edito da Longanesi.
Mary Lynn Bracht è una scrittrice americana di origini coreane, vive a Londra. Tramite la madre, cresce a stretto contatto con una comunità di donne emigrate dalla Corea del Sud. Nel 2002 visita il villaggio dove è nata sua madre e lì sente di parlare per prima volte delle comfort women. Quel toccante viaggio e le successive ricerche hanno ispirato il suo romanzo d’esordio, Figlie del mare, in uscita in tutto il mondo.
Andiamo a scoprire di cosa tratta.

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Filie del mare di Mary Lynn Bracht

Titolo: Figlie del mare Link Amazon
Titolo originale: White Chrysanthemum
Autore: Mary Lynn Bracht
Editore: Longanesi
Data di uscita: 26 Aprile 2018
Pagine: 370
Narrazione: Terza persona, pov alternato
Finale: Conclusivo

Sinossi

Corea, 1943. Per la sedicenne Hana sapere immergersi nelle acque del mare è un dono, un antico rito che si trasmette di madre in figlia. Nel buio profondo delle acque, è solo il battito del cuore che pulsa nelle orecchie a guidarla sino al fondale, in cerca di conchiglie e molluschi che Hana andrà a vendere al mercato insieme alle altre donne del villaggio. Donne fiere e indipendenti, dedite per tutta la vita a un’attività preclusa agli uomini.

Nata e cresciuta sotto il dominio giapponese, Hana ha un’amatissima sorella minore, Emi, con cui presto condividerà il lavoro in mare. Ma i suoi sogni si infrangono il giorno in cui, per salvare la sorella da un destino atroce, Hana viene catturata dai soldati giapponesi e deportata in Manciuria, dove verrà imprigionata in una casa chiusa gestita dall’esercito. Ma una figlia del mare non si arrende, e anche se tutto sembra volerla ferire a morte, Hana sogna di tornare libera. Corea del Sud, 2011.

Arrivata intorno agli ottant’anni, Emi non ha ancora trovato pace: il sacrificio della sorella è un peso sul cuore che l’ha accompagnata tutta la vita. I suoi figli vivono un’esistenza serena e, dopo tante sofferenze, il suo Paese è in pace. Ma lei non vuole e non può dimenticare… In Figlie del mare rivive un episodio che la Storia ha rimosso: una pagina terribile che si è consumata sulla pelle di intere generazioni di giovani donne coreane. E insieme vive la storia di due sorelle, il cui amore resiste e lotta nonostante gli orrori della guerra, la violenza degli uomini, il silenzio di oltre mezzo secolo finalmente rotto dal coraggio femminile.

Recensione di Gabriella

Hana è una haenyeo, una donna del mare nonostante abbia appena 16 anni. Insieme a sua mamma, si immergono tutti i giorni, inverno compreso per pescare e poter contribuire così all’andamento economico della famiglia. Questo si trasmette di madre in figlia da generazioni, si insegna ad immergersi per raccogliere conchiglie e molluschi da vendere al villaggio insieme ad altre donne.
Sotto il dominio giapponese, la Corea si deve sottomettere. Hana ha una sorella minore, Emi, che non ha ancora imparato questo lavoro e le aspetta tutti i giorni in spiaggia per controllare il pescato, ma un giorno, Hana per salvare la sorella dall’avvicinarsi di un soldato giapponese e non farla vedere, si fa catturare e verrà imprigionata dai soldati e deportata in Manciuria in un bordello. Lei farà di tutto per poter tornare dalla sua famiglia.

Premetto che se non avessi letto questo libro avrei ignorato completamente la storia di queste donne, dette “donne di conforto” che sono state rapite e obbligate a prostituirsi tra la seconda guerra mondiale e la guerra di Corea.

Libro scelto dal gruppo della biblioteca per la consueta lettura mensile. Se non fosse stato per loro, sicuramente sarei rimasta nella mia ignoranza non conoscendo quest’ altro particolare di un periodo storico molto triste.

“<<I giapponesi credono che dia forza nel combattimento, che li aiuti a essere vittoriosi. Pensano che sia loro diritto sfogare l’energia e ricevere piacere, anche quando sono così lontani da casa, perchè in prima linea rischiano la vita per l’imperatore. Ne sono a tal punto convinti da prendere le nostre ragazze per mandarle ovunque a questo scopo. La ragazza che è tornata a casa è stata fortunata.>>”

Hana è molto legata alla sua famiglia, è disposta a tutto pur di salvare la sua sorellina che quando è nata, sua madre le ha fatto promettere di proteggerla sempre, ma l’ha portata veramente a sacrificare la sua giovane età. Il personaggio è molto forte, si troverà a dover subire di tutto, soprattutto da un soldato giapponese che si invaghisce di lei.
Emi, sente sulle spalle la responsabilità di quello che è accaduto alla sorella e anche ormai in tarda età continua a cercarla e mentre va a fare visita ai figli a Seul, la cerca in mezzo a una manifestazione che si svolge proprio per le donne di conforto, dove lei spera di trovare finalmente la sorella.

“In piedi tra la folla davanti all’ambasciata giapponese, Emi vide ovunque stendardi con su scritto MILLE MERCOLEDI’. La manifestazione settimanale aveva avuto inizio nel 1992 e a quel giorno, il millesimo mercoledì, non era stato ancora deciso nulla a favore delle donne sopravvissute.”

La storia penso che sia stata scritta molto bene, alla fine del libro la scrittrice spiega che naturalmente la storia è molto romanzata e che le due protagoniste non sono mai esistite, ma che purtroppo la storia di quel periodo no. Qualcuno durante il gruppo di lettura ha detto che il libro è stato scritto troppo velocemente, ma credo che invece non ci sia un modo migliore per scrivere un periodo storico come quello. Una scrittura più lenta avrebbe reso il libro molto pesante e invece è di facile e veloce lettura.

Consiglio questo libro agli amanti della storia e per chi ama trovare dei dettagli che molte volte vengono “saltati”.

dieci

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