Recensione La valle delle donne lupo di Laura Pariani

La valle delle donne lupo di Laura Pariani

La recensione che vi proponiamo oggi vi parla di La valle delle donne lupo di Laura Pariani edito da Einaudi. Andiamo a scoprire di cosa parla.

Laura Pariani è una scrittrice e drammaturga italiana. Vince diversi premi letterari cominciando a pubblicare narrativa nel 1993 con Di corno o d’oro (Sellerio;  Premio Grinzane Cavour, Premio letterario Piero Chiara, Premio Donna Città di Roma opera prima).
Collabora con la sceneggiatura di Così ridevano di Gianni Amelio che nel 1998 conquista il Leone d’Oro al Festival di Venezia.

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La valle delle donne lupo di laura Pariani

Titolo: La valle delle donne lupo Link Amazon
Autore: Mary Lin
Editore: Einaudi
Data di uscita: 18 Ottobre 2011
Pagine: 246
Narrazione: Terza e prima persona
Finale: Conclusivo

Sinossi

“La montagna, più che un luogo geografico, è un’esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale”. E proprio come la montagna sono marginali e potenti le figure che l’hanno abitata, e che abitano questo libro. Sono le donne lupo, capaci di “affrontare a viso aperto il grave del mondo”.

Sono balenghe, diverse, eccentriche, “tutte falciate dalla stessa sentenza di emarginazione, servite alla comunità per mettere in scena sempre lo stesso canovaccio”. Eppure, forse proprio per questo, cariche di un’oscura forza leggendaria. Una ricercatrice s’inoltra per le valli piemontesi facendo interviste con il suo registratore. Le hanno parlato di una donna, la Fenisia, che vive isolata nel Paese Piccolo, vicino al vecchio cimitero è lei la memoria di quei posti.

È nata nel novembre del 1928, non ha mai vissuto altrove e “il lavoro della sua famiglia è sempre stato quello del sotterramorti”. Comincia così il rapporto tra la scrittrice e l’anziana donna e, scabro e incalzante, si dipana il racconto di una vita da cui emergono figure femminili impossibili da dimenticare: la madre Ghitìn, la nonna Malvina, la bionda cugina Grisa, “un bisqui di settebellezze”, rinchiusa in manicomio per aver osato ribellarsi a un padre violento. “Agli uomini il sudore e alle donne il dolore”, la vita in valle è sempre stata durissima, specie per chi ha la sfortuna di nascere femmina.

Recensione di Gabriella

Una ricercatrice si reca per le valli Piemontesi intervistando i paesani con il suo registratore e qualcuno le parla di questa donna, Fenisia, che vive ormai da sola nel Paese Piccolo e che sicuramente lei ricorderà tante cose degli avvenimenti accaduti in quei posti. Inizia così il racconto di Fenisia, dalla sua nascita, alla sua vita con la cugina Grisa, alla vita nel paese con le sue credenze, fino a quando lei sarà l’unica ad abitare ancora in quei posti.

Mi sono imbattuta in questo libro con il gruppo di lettura della biblioteca della quale faccio parte ormai da qualche anno. Sicuramente è uno di quei libri che non avrei letto facilmente in quanto lontano dalle mie solite letture. La storia è particolare in quanto mette insieme la vita di una ragazza di montagna con le credenze che ci sono all’interno delle valli piemontesi.

“<<(…) …Questa è la vera sposa cristiana: paziente, sottomessa, lavoriera, che si lascia mansuetamente mettere in croce. Guai alla donna che si fa prendere dalla collera, che getta fiamme dagli occhi! Il barometro del suo cuore segna cattivo tempo, la disobbedienza coniugale discende sempre più in basso e l’ultimo grado di abbassamento è la tempesta: perdita di ogni divozione, ferali proponimenti… non c’è bisogno che l’indetti io: sapete tutti che non si potrà darle sepoltura al cimitero>>”

Il libro racconta la storia dal 1928 al 2007. Il racconto viene scritto alternando la terza persona nei capitoli dove vengono poste le domande e capitoli dove Fenisia racconta la sua vita con suo padre, lo zio e la cugina Grisa con cui ha un rapporto molto importante che le porterà a vivere una parte della loro vita lontane. A tutto questo si incrociano le credenze popolari del luogo, il dialetto, il modo di vivere di quel periodo con tutte le dicerie del paese visto anche che vivono a ridosso del cimitero e che la famiglia di Fenisia se ne è sempre occupata.

I personaggi sono molto forti. Fenisia che cresce senza la madre, con un padre che si impone sempre e aggressivo ma a stretto contatto con la cugina Grisa. Fenisia ne passa tante, questo sicuramente fa sì che il suo carattere si rafforzi tantissimo e le permette di affrontare tutto. Sicuramente un altro personaggio che fa parte del gruppo #maiunagioia. Racconta molto bene come venivano viste le donne in quell’epoca.

“<<Ci si deve pulire con modestia. Non bisogna offendere l’angelo custode con la vista delle nudità>>.
Dunque bisogna lavarsi con la camicia addosso; la stoffa si incolla fredda e vischiosa sulle gambe bagnate. La mano scivola sotto la camicia e, con uno sfregamento di salvietta, tenta di asciugare approssimativamente la pelle. poi occorre vestirsi con vere e proprie acrobazie, per non mostrare all’angelo pudoroso neanche un centimetro di pelle. Contorsionandosi per infilare maglia e gonna sotto la camicia: solo allora si può levarsela di dosso. Naturalmente sono vietatissimi gli specchi.”

Il libro l’ho trovato interessante, mi è piaciuto come è stata raccontata la vita della protagonista allacciata alla vita degli altri personaggi e la storia del paese con le sue superstizioni. Queste donne che non sono forti, ma sono delle lupe che si fanno valere.

Consiglio questo libro a tutti coloro che amano i libri di narrativa con al suo interno storie di vita vissuta.

otto

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