Recensione L’estate dell’incanto di Francesco Carofiglio

L'estate dell'incanto di Francesco Carofiglio

La recensione in cui vi parliamo adesso è L’estate dell’incanto di Francesco Carofiglio edito da Piemme. Andiamo a scoprire di cosa parla.

Francesco Carofiglio è un architetto, scrittore e illustratore italiano. Fratello dell’ex magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio. Laureato in architettura all’Università di Firenze, durante gli anni di studio lavora come attore e illustratore. Come architetto lavora a importanti progetti urbanistici (piano di recupero della Città Vecchia a Bari) e si occupa di spazi museali, pinacoteche, installazioni d’arte, per lo spettacolo e la performance. Scrive opere per il teatro, sceneggiature per il cinema e la televisione.

L'estate dell'incanto di Francesco Carofiglio

Titolo: L’estate dell’incanto Link Amazon
Autore: Francesco Carofiglio
Editore: Piemme
Data di uscita: 24 Settembre 2019
Pagine: 253
Narrazione: Prima persona
Finale: Conclusivo

Sinossi

È l’estate del 1939, Miranda ha dieci anni e il mondo è sull’orlo dell’abisso.
Ma lei non lo sa. Quell’estate sarà la più bella della sua vita.
Miranda parte con sua madre da Firenze per raggiungere Villa Ada, la casa del nonno paterno, il marchese Ugo Soderini, sulle colline pistoiesi. Suo padre è altrove.
La cascina del nonno e il bosco misterioso che la circonda sono il teatro perfetto per le avventure spericolate insieme con Lapo, il nipote del fattore, le scorribande in bicicletta, le scoperte pericolose, il primo, innocente bacio.
Ma il bosco è anche il luogo abitato dalle creature parlanti che l’anima di bambina vede o crede di vedere. E la foresta compare sempre, e misteriosamente, nei quadri del nonno, chiusi nel laboratorio che nessuno ha il permesso di visitare.
C’è come una luce magica che rischiara quella porzione di mondo. Miranda, ormai novantenne, ce la racconta, fendendo le nebbie della memoria. Tornare a quei giorni, a quella bambina ignara, che ancora non ha visto, vissuto, sofferto, perduto è più che una consolazione, è un antidoto.
È l’incantesimo di una giovinezza improvvisa.
Francesco Carofiglio ci conduce per mano all’ultima estate di innocenza. E lo fa con ciò che, più di ogni altra cosa, contraddistingue la sua poetica, la fragilità incorruttibile del ricordo e lo sguardo innocente di chi può ancora essere salvato.

Recensione di Gabriella

Miranda, chiamata Danda, ha 10 anni e con la mamma vanno a passare l’estate dal nonno paterno, che però non sembra così contento di averle in casa. Lui non parla con nessuno e se ne sta tutto il giorno chiuso nel suo studio a dipingere. Qualcosa si muove nell’aria e tra le cose non dette per via di un’imminente seconda guerra mondiale e il papà che è via per un viaggio interminabile, Miranda si crea una sua routine e, con l’aiuto di Lapo, il figlio del fattore, scopre quello che la circonda e cosa vive nel bosco. Scrive lettere al papà che non sa esattamente dove si trova, ma che spera di riuscire a rivederlo presto. Miranda ormai novantenne ricorda quell’estate con molta tenerezza.

“Ho viaggiato notti intere, alla ricerca di mio padre, nei sogni confusi di un’intera esistenza. Entravo in edifici vecchissimi, in vecchi ospedali, dentro stanze interminabili, una nell’altra, nelle cattedrali, e ho interrogato i passanti dei vicoli, gli infermieri nelle corsie, gli uomini senza testa e le madonne azzurre disegnate sulle pareti di una grotta. Li ho interrogati per avere informazioni, o almeno un indizio. E ho finito, in quelle notti, per dubitare della sua stessa esistenza. Mio padre non è mai esistito, ho pensato. Sono figlia di mia madre. E basta.”

Questo libro era il lista ormai da molto tempo e non riuscivo mai a posizionarlo all’interno delle letture del mese, ma finalmente quel momento è arrivato. Il racconto l’ho trovato ben scritto, così come ho trovato la storia ben progettata e mai banale. Molto bella anche la parte dove si crea questa magia con la natura che Miranda immagina ogni volta che chiude gli occhi. Ho trovato invece meno scorrevole la parte dove lei, ormai novantenne, racconta i giorni nostri, l’ho trovata meno magica, ma probabilmente non doveva esserlo proprio per rendere speciali i ricordi della Miranda piccola che viene portata in villeggiatura dal nonno.

” La fotografia che mi scattò Bryan la conservo in un album rilegato di pelle marrone che di tanto in tanto sfoglio. È accanto a una piccola foto del nonno, con me bambina, scattata alla fine dell’estate del ’39, poco prima della nostra partenza. Il nonno indossa un abito chiaro e un cappello, io un vestito a fiori. Mi ricordo i colori, l’abito me l’aveva portato la mamma da Firenze, era a fiorellini lilla e blu, nella foto sono neri e bianchi. La guardo e provo a ricordare che cosa stessi pensando, e dove fosse mia madre. Perché non c’era, in quella foto, mia madre? […]”

I personaggi mi sono piaciuti. Primo fra tutti la Miranda piccola, che scopre quello che le sta intorno, in un ambiente per lei non consono. Il rapporto che ha con questo nonno un po’ orso, che se ne sta sempre rinchiuso nel suo studio a dipingere ma che poi si rivela un grande ascoltatore, un grande oratore, che solo con uno sguardo capisce tutto e infatti Miranda è convinta che lui sappia leggere nel pensiero; il nonno, per i suoi segreti, la sua grande passione per la pittura e per il suo passato a Parigi a contatto con grandi pittori e Lapo che diventa suo amico e che cerca di farle scoprire sempre cose nuove, mettendola a volte anche nei guai.

otto

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