Recensione Un indovino mi disse di Tiziano Terzani

Un indovino mi disse di Tiziano Terzani

La recensione che vi proponiamo oggi è Un indovino mi disse di Tiziano Terzani edito da Tea. Andiamo a scoprire di cosa parla questo libro.

Tiziano Terzani è stato un giornalista e scrittore italiano. Un indovino mi disse è la cronaca dell’anno in cui Terzani riscopre i viaggi in treno ed in nave per l’Asia (Laos, Thailandia, Birmania, Cina, Singapore, isole Malesi, Mongolia e Russia). È l’occasione per riscoprire la vera Asia: non quella dei ministri, degli ambasciatori e delle grandi personalità, ma quella della gente comune. Il libro è ricco di leggende, di descrizioni di vita quotidiana nei paesi asiatici, e delinea il contrasto tra i paesi in fase di sviluppo accelerato (Cina, Thailandia, Singapore) e quelli ancora legati alle tradizioni e al passato (Laos, Birmania), descrivendo gli incontri con indovini, astrologi e stregoni.

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Un indovino mi disse di Tiziano Terzani

Titolo: Un indovino mi disse Link Amazon
Autore: Tiziano Terzani
Editore: TEA
Data di uscita: 05 Luglio 2018
Pagine: 428
Narrazione: Prima persona
Finale: Conclusione

Sinossi

Nella primavera del 1976 un vecchio indovino cinese avverte Terzani: «Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai». Dopo tanti anni il grande giornalista non dimentica la profezia, ma anzi la trasforma in un’occasione per guardare al mondo con occhi nuovi: decide infatti di non prendere aerei per un anno, senza tuttavia rinunciare al suo mestiere di corrispondente.

Il 1993 diventa così un anno molto particolare di una vita già tanto straordinaria: spostandosi in treno, in nave, in auto, e talvolta anche a piedi, Terzani si trova a osservare paesi e persone della sua amata Asia da una prospettiva nuova, e spesso ignorata. Dopo oltre vent’anni di «viaggio» e oltre un milione di copie vendute, lette, rilette, prestate e regalate, “Un indovino mi disse” continua a parlarci con voce sempre nuova e avvincente.

Recensione di Gabriella

Nel 1979 Tiziano Terzani, accompagnando un’amica, incontra un indovino per puro caso e questo indovino gli predisse che nel 1993 non avrebbe dovuto prendere nessun aereo per tutto l’anno. Ma Tiziano Terzagni, in quanto giornalista, non sarebbe stato così semplice riuscire a fare una cosa del genere.

La cosa non viene presa più in considerazione fino alla notte della fine dell’anno del 1992, quando decide di seguire questo suggerimento e di cambiare la sua vita in base a questa cosa. Da quel momento lui si sarebbe spostato solamente in nave, treno o macchina. Ci riuscirà?

“Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere e a volte non è facile. La mia, per esempio, aveva tutta l’aria di essere una maledizione. <<Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai>>, m’aveva detto un indovino.”

Ultimamente i libri che mi capita di leggere finiscono nelle mie mani per caso, vuoi una lettura consigliata, un libro scelto dal gruppo di lettura, un libro da leggere come lettura di gruppo di qualche challenge, sta di fatto che non sarebbero mie letture solite né scelte da me come mi capita di solito. Anche questo libro fa parte di una lettura di gruppo e in questo caso fa parte di una delle letture di gruppo della biblioteca del mio comune.

Sinceramente Tiziano Terzani lo avevo sentito nominare, anche se non ricordo in che ambito, ed eccomi qui a parlare di un suo libro.
In questo racconto, direi molto autobiografico, l’autore racconta un suo anno di vita soprattutto attraverso racconti, leggende e usanze di tutti i paesi da lui visitati, che nonostante utilizzi mezzi poco convenzionali per un giornalista riesce a raggiungere tantissime località dell’Asia.

È stato come viaggiare con l’autore e la voglia di visitare quei posti non è mancata, ma credo che sarebbe bello e molto più interessante visitarli come ha fatto lui, non da semplice turista, cioè vedendo solo quello che viene definito turistico, ma andare anche oltre.

“[…] Grazie a quel breve viaggio riuscimmo a riportare l’attenzione dell’opinione pubblica un aspetto del dramma birmano che altrimenti sarebbe passato inosservato. Io c’ero arrivato per caso. O meglio… a causa di un indovino che mi aveva detto di non volare.”

Lui, il protagonista, direi anche unico, non è il classico personaggio che si incontra nei libri, ma è quel qualcuno in più che ti da’ molto, forse in alcuni casi anche troppo.

“La razza è tutto. La razza determina chi sono i tuoi amici, chi i tuoi nemici, il mestiere che fai, il medico da cui ti curi, il veterinario che usi per i tuoi animali. La razza determina dove stai di casa, dove vai a scuola, chi sposi e dove sarai sepolto. I malesi hanno il potere politico, i cinesi i soldi. Questa forma di apartheid non è scritta in alcuna legge; ma è stata stabilita dalla pratica degli ultimi vent’anni. Ai cinesi questa situazione appare ingiusta. Ai malesi invece appare come l’unica garanzia di un certo equilibrio sociale.”

Libro molto interessante, ma a un certo punto mi sono chiesta se non era troppo. Troppe informazioni, troppi posti, troppe usanze.

“Adoravo viaggiare così. Viaggiare è un’arte. Bisogna praticarla con comodo, con passione, con amore. Mi resi conto che, a forza di viaggiare in aereo, quell’arte l’avevo disimparata. E pensare che è l’unica a cui tengo!”

Consiglio questo libro a tutti coloro che hanno voglia di evadere, di avere spunti per scoprire il mondo e soprattutto non la parte turistica anche se mi sono chiesta se da quando è stato scritto il libro ad oggi quanta ne sia rimasta.

otto

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