Recensione Come vento cucito alla terra di Ilaria Tuti

Come vento cucito alla terra di Ilaria Tuti

La recensione di cui vi parliamo oggi è Come vento cucito alla terra di Ilaria Tuti edito da Longanesi. Andiamo a scoprire subito di cosa tratta.

Ilaria Tuti (Gemona del Friuli, 26 aprile 1976) è una scrittrice italiana. Dopo aver lavorato come illustratrice, ha pubblicato racconti gialli e fantasy in riviste e antologie ottenendo il Premio Gran Giallo Città di Cattolica nel 2014 e Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo 2020. Nel 2018 ha esordito nella narrativa gialla con il thriller Fiori sopra l’inferno con protagonista la commissaria e profiler sessantenne Teresa Battaglia che torna ad indagare anche nei seguiti. Nel 2020 ha pubblicato Fiore di roccia, romanzo storico ambientato nella prima guerra mondiale con protagoniste le portatrici carniche con il quale si è aggiudicata la 37ª edizione del Premio letterario nazionale per la donna scrittrice.

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Come vento cucito alla terra di Ilaria Tuti

Titolo: Come vento cucito alla terra Link Amazon
Autore: Ilaria Tuti
Editore: Longanesi
Data di uscita: 07 Giugno 2022
Pagine: 384
Narrazione: Prima persona pov alternati
Finale: Conclusivo

Sinossi

«Le mie mani non tremano mai. Sono una chirurga, ma alle donne non è consentito operare. Men che meno a me: madre ma non moglie, sono di origine italiana e pago anche il prezzo dell’indecisione della mia terra natia in questa guerra che già miete vite su vite.

Quando una notte ricevo una visita inattesa, comprendo di non rispondere soltanto a me stessa. Il destino di mia figlia, e forse delle ambizioni di tante altre donne, dipende anche da me. Flora e Louisa sono medici, e più di chiunque altro hanno il coraggio e l’immaginazione necessari per spingere il sogno di emancipazione e uguaglianza oltre ogni confine.

L’invito che mi rivolgono è un sortilegio, e come tutti i sortilegi è fatto anche d’ombra. Partire con loro per aprire a Parigi il primo ospedale di guerra interamente gestito da donne è un’impresa folle e necessaria. È per me un’autentica trasformazione, ma ogni trasformazione porta con sé almeno un tradimento. Di noi stessi, di chi ci ama, di cosa siamo chiamati a essere.

A Parigi, lontana dalla mia bambina, osteggiata dal senso comune, spesso respinta con diffidenza dagli stessi soldati che mi impegno a curare, guardo di nuovo le mie mani. Non tremano, ma io, dentro di me, sono vento.»

Questa è la storia dimenticata delle prime donne chirurgo, una manciata di pioniere a cui era preclusa la pratica in sala operatoria, che decisero di aprire in Francia un ospedale di guerra completamente gestito da loro. Ma è anche la storia dei soldati feriti e rimasti invalidi, che varcarono la soglia di quel mondo femminile convinti di non avere speranza e invece vi trovarono un’occasione di riabilitazione e riscatto.
Ci sono vicende incredibili, rimaste nascoste nelle pieghe del tempo. Sono soprattutto storie di donne. Ilaria Tuti riporta alla luce la straordinaria ed epica impresa di due di loro.

Recensione di Gabriella

In questo libro vengono raccontate diverse storie, alcune realmente accadute, come la storia di come sono “nate” le donne chirurgo, di come viene portato il ricamo nei reparti dell’ospedale, dove gli invalidi di guerra venivano guariti per le ferite mentali causate dalla guerra stessa, la storia di una donna che ha lottato per essere chirurgo, madre e libera, e racconta ancora la storia di Alexander, capitano d’armata che lotta per rimanere vivo e di come queste due anime si incontrano e intrecciano il loro destino.

“<<L’ho detto solo per paura, ora me ne rendo conto. E non si può decidere della propria vita, nè di quella degli altri, per paura.>>
Cate posò le labbra sulla testa della piccola.
<<Forse tra qualche anno, quando lei non avrà più bisogno di me.>>
Mina si avvicinò.
<<Certi treni, cara, passano una sola volta nella vita e io ne so qualcosa.>> Le accarezzò il braccio, fino ad arrivare a quello della bambina. Sciolse con delicatezza il nodo che le univa. <<Se non partirai ora, non lo farai mai più. E se Anna non ti vedrà andare, ora, non saprà mai che donna avrebbe potuto avere come madre.>>”

Non è il primo libro della Tuti che leggo, mi piace tantissimo il suo modo di scrivere e anche se siamo lontani anni luce dal personaggio di Teresa Battaglia sia come ambientazione che come storia, confermo che le sue protagoniste sono uniche. In questo libro si incrociano storie vere come quella di questo ospedale militare gestito da sole donne e che inizialmente viene fatto aprire in Francia sotto lo scetticismo degli uomini e successivamente, visti i grandi risultati, fatto spostare in Inghilterra. All’interno dell’ospedale di Endell Street con le sue creatrici Flora Murray e Louisa Garrett Anderson si intreccia la storia di Ernest Thesinger con la sua attività di ricamo svolta nell’ospedale.

“La sua bambina la vedeva come una guerriera armata di scienza. L’aveva fatta ridere e commuovere, e poi sentire triste, perché non provava tutta quella baldanza.”

Entrano nella storia in punta di piedi Cate e Alexander.
Lei una donna che vuole fare della chirurgia la sua professione, ma che allo stesso tempo ha una bambina, Anna, di 5 anni che la porta a dover fare delle scelte dolorose e cercare di far combaciare le due vite. La storia delle suffragette e di come hanno dovuto gestire il loro farsi strada nel mondo, in un ambiente prettamente maschile e che lei, anche per amore di Anna, ha voluto battersi per evitare che anche lei in futuro dovesse subire quella mentalità.

Lui, un capitano che con la sua armata subisce un grosso attacco e li trova costretti in ospedale a dover fare i conti con il passato ma soprattutto con il futuro.
Ho amato tutti i personaggi, dal primo all’ultimo, eccezione fatta per i padri di questi soldati che si ritrovano a dover fare i conti con quello che gli è successo ma devono anche guardare al futuro.

“<<Noi siamo vivi. Andremo avanti, in un modo o nell’altro. E non come scarti da compatire, ma come uomini.>>”

L’autrice è riuscita a farmi entrare perfettamente nel libro, nell’ambientazione e nelle atrocità della guerra. Con il suo scrivere è riuscita a farmi vivere la storia sentendola anche nello stomaco e non sono mancate le lacrime. I rapporti tra le persone sono vive, intense e ti sembra di conoscerle personalmente.

“[…] La paura di morire soli, ma poi soli avevano scoperto di non essere. Andrew, Cecil, Oliver, Samuel e Alexander in un’altra vita non si sarebbero mai incontrati, probabilmente, nè riconosciuti come pari, ma nella difficoltà erano diventati fratelli. Forse addirittura padri ciascuno degli altri.”

Consiglio tantissimo questo libro, sia per un discorso storico perché permette di sapere realmente cosa è accaduto, ma anche per leggere qualcosa che ti entra dentro.

dieci

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