Recensione Il deserto dei tartari di Dino Buzzati

Il deserto dei tartari di Dino Buzzati

La recensione che vi proponiamo è Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati edito da Mondadori. Andiamo subito a saperne di più.

Il deserto dei Tartari, pubblicato nel 1940, segnò la consacrazione di Dino Buzzati tra i grandi scrittori del Novecento italiano. Il libro viene inserito alla posizione 29 della classifica I 100 libri del secolo di Le Monde.

Dello stesso autore abbiamo recensito:

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Il deserto dei tartari di Dino Buzzati

Titolo: Il deserto dei Tartari Link Amazon
Autore: Dino Buzzati
Editore: Mondadori
Data di uscita: 06 Aprile 2021
Pagine: 300
Narrazione: Terza persona
Finale: Conclusivo

Sinossi

Ai limiti del deserto, immersa in una sorta di stregata immobilità, sorge la Fortezza Bastiani, ultimo avamposto dell’Impero affacciato sulla frontiera con il grande Nord. È lì che il tenente Drogo consuma la propria esistenza nella vana attesa del nemico invasore. Che arriverà, ma troppo tardi per lui. Pubblicato nel 1940, “Il deserto dei Tartari” è “il libro della vita” di Dino Buzzati: nell’esistenza sospesa di Giovanni Drogo, infatti, i riti di un’aristocrazia militare decadente si mischiano a gerarchia, obbedienza e alla cieca osservanza di regolamenti superati e anacronistici. La sua storia è una «sintesi della sorte dell’uomo sulla Terra», il racconto «del destino dell’uomo medio» in attesa di «un’ora di gloria che continua ad allontanarsi», finché, ormai vecchio, si accorgerà «che questa sua aspirazione è andata buca». «Probabilmente» ha rivelato l’autore «tutto è nato nella redazione del “Corriere della Sera”, dal 1933 al 1939 ci ho lavorato tutte le notti, ed era un lavoro pesante e monotono, e i mesi passavano, passavano gli anni e io mi chiedevo se sarebbe andata avanti sempre così, se la grande occasione sarebbe venuta o no. Molto spesso avevo l’idea che quel tran-tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva». In questa edizione il testo è accompagnato dalla riproduzione di materiali inediti che permettono di ricostruire la genesi del romanzo e il suo percorso dalla pagina al grande schermo tra cambiamenti e finali diversi.

Recensione di Gabriella

Giovanni Drogo, appena nominato ufficiale, viene inviato alla fortezza Bastiani, ma non è esattamente come si aspettava e la sua esistenza ruoterà completamente dietro a questo voler uscire e non riuscirci, voler rimanere e voler andarsene dalla fortezza.

Ho iniziato questo libro con tantissimi dubbi e sentore di “libro pesante”, persone che me ne parlavano con “due pagine al giorno, di più non riesco” e altri, tra cui un bambino di 10 anni, che invece mi dicevano che era un libro bellissimo. Quando poi mi sono decisa, era un libro della lettura di gruppo della biblioteca del mio comune, devo dire che più andavo avanti e più mi ricredevo. Il libro è senza ombra di dubbio ben scritto, non l’ho trovato mai banale o noioso, ma anzi, alla fine l’ho letto più che volentieri.

“E dietro, che cosa c’era? Di là di quell’inospitale edificio, di là dei merli, delle casematte, delle polveriere, che chiudevano la vista, quale mondo si apriva? Come appariva il regno del Nord, il pietroso deserto per dove nessuno era mai passato? La carta – ricordava vagamente Drogo – segnava al di là del confine una vasta zona con pochissimi nomi, ma dall’alto della fortezza si sarebbe visto almeno qualche paese, qualche prato, una casa, oppure soltanto la desolazione di una landa disabitata?”

Giovanni Drogo è un personaggio che mi ha affascinato. Sicuro delle sue idee poi non sa nemmeno lui come, si ritrova a fare l’esatto opposto spinto da cosa non si riesce a capire. Si lascia un pò irretire da promesse di ogni genere come ad esempio il rimanere alla fortezza per un curriculum migliore, ma poi lui stesso non riesce ad allontanarsene e rimane quindi anni alla fortezza in attesa che qualcosa possa accadere e cambiare le cose. Vedono cambiamenti, cose che in realtà non esistono come un incantesimo che compare per poi sparire. Anche il rapporto che ha con i suoi compagni di fortezza, non ho trovato una vera e forte amicizia che in realtà avrebbe dovuto crearsi visto che oltre loro non c’è nulla.

“Drogo ha deciso di rimanere, tenuto da un desiderio ma non solo da questo: l’eroico pensiero forse a tanto non sarebbe bastato. per ora egli crede di aver fatto una cosa nobile e in buona fede se ne meraviglia, scoprendosi migliore di quanto avesse creduto. Solo molti mesi più tardi, guardandosi indietro, egli riconoscerà le misere cose che lo legano alla Fortezza.”

Sempre per tirarmi dietro pareri discordanti e qualche insulto dai grandi estimatori del genere, già con il nome di Giovanni Drogo, giusto per unire il sacro con il profano, mi è venuto subito in mente Il trono di spade, pensando se Martin non avesse preso spunto da questo libro. Un altro punto che mi ha fatto venire in mente sempre la serie è questa fortezza che rimane come ai confini e che dopo di essa non c’è nulla, non si vede nulla, ma dal quale potrebbe arrivare un esercito che minaccia la fortezza stessa. E anche qui il primo pensiero è stato anche qui il muro che confina con il nulla e dal quale possono arrivare dei guerrieri sanguinari da Il trono di spade. Chiudendo questa parentesi spero di non essermi guadagnata le ire di nessuno.

Consiglio questo libro a chi ama il genere, ma anche a chi vuole mettersi in gioco con una lettura particolare, che fa un viaggio anche interiore su quello che sono i propri interessi e le proprie aspettative.

otto

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