Recensione Di chi è la colpa di Alessandro Piperno

Di chi è la colpa di Alessandro Piperno

La recensione che vi proponiamo oggi è Di chi è la colpa di Alessandro Piperno edito da Mondadori. Andiamo a scoprire subito di cosa parla.

Alessandro Piperno è uno scrittore, critico letterario e accademico italiano. Nel 2005 pubblica il suo primo romanzo Con le peggiori intenzioni, con quasi 200.000 copie vendute in pochi mesi, che gli farà vincere il premio Viareggio e il Premio Campiello opera prima. Da novembre 2020 è stato nominato direttore della collana editoriale I Meridiani.

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Di chi è la colpa di Alessandro Piperno

Titolo: Di chi è la colpa Link Amazon
Autore: Alessandro Piperno
Editore: Mondadori
Data di uscita: 14 Settembre 2021
Pagine: 444
Genere: Narrativa Contemporanea
Narrazione: Prima persona
Finale: Conclusivo

Sinossi

Dare agli altri la colpa della propria infelicità è un esercizio di malafede collaudato, una tentazione alla portata di tutti. Ed è ciò che prova a fare anche il protagonista di questo romanzo. Almeno fino a un certo punto. Figlio unico di una strana famiglia disfunzionale, con genitori litigiosissimi e assediati dai debiti, è stato un bambino introverso, abituato a bastare a se stesso e a cercare conforto nella musica e nei propri pensieri.

Cresciuto in una dimensione rigidamente mononucleare – senza mai sentir parlare di nonni e parenti in genere –, sulla soglia dell’adolescenza scopre che naturalmente un passato c’è, ed è anche parecchio ingombrante. Accade così che un terribile fatto di sangue travolga il protagonista facendo emergere i traumi fino a quel momento rimossi.

Da un giorno all’altro entrerà a far parte di una famiglia nuova di zecca, in cui inaugurerà una vita di clamorosa impostura. Incontrerà personaggi affascinanti, viaggerà, frequenterà le migliori scuole e svilupperà un’insana passione per la letteratura, sulla scorta del disperato amore verso una cugina eccentrica, amante dei romanzi vittoriani.

Ipocrisie, miserie, rancori e infelicità: pensava di esserseli definitivamente lasciati alle spalle, ma dovrà prendere atto che si tratta di veleni che infestano tutte le famiglie. Impossibile salvarsi. In questo romanzo scintillante, trascinante, commovente, Alessandro Piperno compie una magnifica sintesi delle sue identità romanzesche.

Torna alla narrazione in prima persona ritrovando l’affabulazione pirotecnica, beffarda, iconoclasta del suo esordio, e la contempera con la vena introspettiva e dolente che percorre Il fuoco amico dei ricordi. Di chi è la colpa è il nuovo, bellissimo romanzo di uno dei più grandi scrittori italiani, vincitore del premio Campiello Opera prima, del premio Strega e, in Francia, del Prix du meilleur livre étranger.

Recensione di Gabriella

Il protagonista di questo libro (di cui non si saprà mai il nome) è figlio unico, ha una strana famiglia, genitori che litigano continuamente e pieni di debiti, con un passato di cui non si può parlare, fino al giorno in cui si scopre che un passato sua madre lo ha, ma sarà contornato da un tragico incidente. Da quel momento la vita del protagonista avrà un cambio radicale. Incontrerà parenti nuovi che gli daranno una nuova prospettiva e lui diventerà il protagonista di una vita completamente inventata con un passato inventato, ma che lo porterà ad essere quello che è attualmente.

“Da come la mettevano i miei – o meglio, da come perlopiù evitavano di metterla – la nostra schiatta poteva essersi estinta da milioni di anni. Il che se non altro spiegava perché mio padre maneggiasse i ricordi d’infanzia con la circospezione che i paleontologi riservano a fossili riemersi da un passato preistorico; e perché mia madre agisse come chi un’infanzia, un passato, una storia non ce li avesse nemmeno.”

Questo libro mi incuriosiva e spaventava vista la sua mole. Scelto per il gruppo di lettura mensile mi sono ritrovata in un mondo ambientato sì nella periferia di Roma, ma allo stesso tempo in un universo parallelo, dove i genitori non parlano, ma tra di loro litigano e basta, pieni di debiti a cui la madre, donna tutta d’un pezzo, professoressa di matematica di un liceo, chiede prestiti senza dire niente a nessuno a un parente di cui il protagonista invece non ne conosce l’esistenza; il padre è un sognatore, rincorre i suoi sogni di mettersi in proprio e nel frattempo fatica a stare in piedi. Il protagonista ormai adulto, racconta la sua infanzia/adolescenza ma farcendolo di paroloni che non fanno altro che rendere il libro sempre più pesante e interminabile.

“Persino a scuola (insegnava matematica nel buon liceo pubblico in cui avrei trascorso gli anni più anonimi della mia vita), tra alunni e colleghi, era celebre per la capacità di non scomporsi di fronte alle emergenze. Tipo quella mattina che un ragazzo della terza D, in piena crisi psicotica, aveva tirato fuori un coltello minacciando la compagna di banco da cui (si sarebbe appreso in seguito) era stato respinto. Dapprima mia madre lo aveva lasciato sfogare; poi, avendo ottenuto che la ragazzina andasse in bagno a ricomporsi, si era fatta consegnare l’arma dal manigoldo come neanche un negoziatore di professione. Il tutto senza parole superflue. Ciò l’aveva resa molto popolare, ma anche parecchio temuta, incrementando il mito della sua olimpica, risoluta concisione.”

I personaggi sono tutti molto particolari, a partire dal protagonista stesso che a metà del libro, come per magia, si trasforma nel suo esatto contrario, ma né lo scopo, né il perché vengono spiegati e io nonostante abbia finito il libro, non l’ho capito. Lo zio Gianni è un po’ il capostipite di tutta questa combriccola di persone che si credono superiori a qualsiasi cosa e visto la loro religione (sono ebrei), credono che tutti gli sono debitori o devono redimersi per quello che è successo ai loro predecessori. Li ho trovati tutti molto snob e il protagonista che se all’inizio era un ragazzino molto ben educato e pacato, poi ne diventa l’esatta copia.

“<<L’hai visto E.T.?>> mi chiese ad un tratto trascinato dal proprio stesso entusiasmo.
Certo che lo avevo visto; anzi, non conoscevo nessuno che non l’avesse fatto.
<<È di Steven Spielberg. Anche lui è ebreo. E sai che ti dico? Che si vede. E.T. è una tipica storia ebraica.>>”

La trama se all’inizio scorreva abbastanza nonostante i paroloni che vengono messi qua e là dallo scrittore, a un certo punto si blocca e diventa ancora più pesante. Sulla fine dirò solamente che non ne ho capito il senso. Se inizialmente avrei voluto dare un punteggio più alto, solo per la fine l’ho dovuto abbassare.

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