Recensione Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa

Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa

La recensione di oggi vi parla di Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa edito da Universale Economica Feltrinelli. Andiamo a scoprire di cosa tratta.

Susan Abulhawa è una scrittrice attivista per i diritti umani palestinese americana. È autrice di numerosi libri e fondatrice di un’organizzazione non governativa, Playgrounds for Palestine. Vive in Pennsylvania. Il suo primo romanzo, Ogni mattina a Jenin , è stato tradotto in 32 lingue e ha venduto più di un milione di copie. Il suo secondo romanzo, Nel blu tra il cielo e il mare , è stato venduto in 19 lingue prima della sua uscita ed è stato pubblicato in inglese nel 2015. Contro un mondo senza amore, il suo terzo romanzo, è stato pubblicato nell’agosto 2020, ottenendo anche il plauso della critica.

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Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa

Titolo: Ogni mattina a Jenin Link Amazon
Titolo originale: The Scar of David
Autore: Susan Abulhawa
Editore: Feltrinelli
Data di uscita: 24 gennaio 2013
Pagine: 398
Genere: Narrativa Contemporanea
Narrazione: Prima e terza persona
Finale: Conclusivo

Sinossi

Un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il “Cacciatore di aquiloni” ha fatto per l’Afghanistan. Racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di “senza patria”.

Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l’abbandono della casa dei suoi antenati di ‘Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese.

E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l’infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell’arco di quasi sessant’anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro.

In primo piano c’è la tragedia dell’esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L’autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, racconta la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.

Recensione di Gabriella

Il libro inizia nel 1941, prima che una serie di guerre prendesse sopravvento in Palestina, quando tutto era molto calmo, tranquillo e la cosa più importante era chi raccoglieva a fine giornata più olive. Tutto questo però cambia improvvisamente, quando in Europa ormai la seconda guerra mondiale è nel pieno della sua battaglia e qualche ebreo riesce a scappare in quella che poi verrà chiamata Terra Santa. Un libro dove una famiglia verrà distrutta, dove due fratelli si ritroveranno nemici, dove la storia di una famiglia verrà raccontata in sessant’anni di storia e di come cambierà tutto.

“”Papà a chi vuoi più bene, a me o a Youssef?”
“Habibti” cominciò. Non potevo fare a meno di sorridere quando mi chiamava così. “Voglio bene a tutti e due allo stesso modo.”
“Quanto mi vuoi bene?”
“Come il mare e tutti i suoi pesci. Come il cielo e tutti i suoi uccelli. Come la terra e tutti i suoi alberi.”
“E l’universo e tutti i suoi pianeti? Te li sei scordati.”
“Ci stavo arrivando. Abbi pazienza” disse, mandando degli sbuffi di fumo della pipa. “E ti voglio bene più dell’universo e di tutti i suoi pianeti.”
“Vuoi bene anche a Yussef così?”
“Si. Come il mare… ma senza pesci.”
Il cuore mi si gonfiò al pensiero di tutti i pesci, al pensiero che papà volesse un pò più bene a me. “E il cielo e la terra? Gli vuoi bene come quelli, ma senza gli uccelli e gli alberi?”
“Sì. Ma non dirlo a nessuno.””

Quando è stato scelto questo libro per la lettura di gruppo, mi spaventava, non so perché, ma a pelle mi incuteva un po’ di timore. La frase “un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il “Cacciatore di aquiloni” ha fatto per l’Afghanistan” mi incuteva terrore. Non ho mai avuto il coraggio di leggere il libro, ma mi è capitato di vederne il film e non osavo immaginare le sensazioni che mi poteva incutere il libro. Mi sono addentrata nella lettura di questo racconto quasi in punta di piedi, non sapendo bene cosa mi aspettava e ignorandone completamente la storia.

“Papà disse: “Possono portarti via la terra e tutto quello che c’è sopra, ma non potranno mai portarti via quello che sai o le cose che hai studiato”. Avevo sei anni e i bei voti a scuola diventarono la moneta di scambio per conquistarmi l’approvazione di papà, che desideravo come non mai.”

Inizialmente ho trovato subito un libro molto ben scritto, la storia di questa famiglia in una cultura completamente diversa dalla mia e che ignoravo in parte in una tragedia che a scuola ti insegnano poco, tralasciando tante cose e di cui ti vengono raccontate solamente alcune parti e alcune versioni, ma mai anche cosa vivono le persone che stanno dalla parte opposta della barricata. La scrittrice è stata talmente brava che sono riuscita a provare l’angoscia di questa gente e viverla sulla pelle come se fossi lì anche io.

“Ti abbiamo chiamata Amal, con la seconda vocale lunga, perché con la vocale corta indica solo una speranza, solo un desiderio” mi aveva detto mio padre una volta. “Tu sei molto di più. Sei tutte le nostre speranze. Amal, con la vocale lunga, significa speranze, sogni, in quantità.” A soli sei anni, mi convinsi di essere l’unica portatrice dei sogni di mio padre. Di tutti i suoi sogni.”

I personaggi li ho trovati reali, a partire da Amal, ma in realtà lo sono stati tutti, anche su questo li sentivo reali, come se Youssef fosse mio fratello, Fatima mia cognata e la perdita di Isma’il fosse quella di mio figlio.

Questo libro parla di tante cose taciute e mai dette, di verità nascoste e omesse. Spiega raccontando di guerre passate ma anche attuali come non siano necessarie e usate come mezzo per arrivare a qualcosa di cui gli unici a pagarne le conseguenze sono proprio coloro che non hanno mai chiesto niente.

dieci

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